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Euro, dollaro o Messenion?
Chissà se un Messenion oggi ci garantirebbe una quantità di beni o servizi superiore ad un Euro.
O qualche altra delle monete che sono scivolate tra le dita dei nostri antenati tra gioie, dolori o imprecazioni.
Messina per secoli ha battuto moneta con la sua Zecca sotto le varie dominazioni. Dagli Zanclei ai Mamertini e quindi ai Romani e Bizantini, per finire agli Svevi, Angioini, Aragonesi. Tutti in modo più o meno importante hanno dato vita ad una monetazione che ha caratterizzato la vita commerciale di questa città. Conio ed uso della moneta a Messina furono introdotti dagli Zanclei nel 525 a.C., con una moneta raffigurante la linea falcata del porto. Poco dopo, 488 a.C., Anassila, conquistata Messina, si magnificava nel suo Messenion d'oro che raffigurava da un lato una lepre in corsa (che simboleggia la fuga dei Sami incalzati da Anassila) con scritto Messenion e dall'altro una biga guidata dallo stesso Anassila. Segue una monetazione in rame e bronzo di modesto interesse, raffigurante oggetti e simboli della quotidianità, fino alla dominazione romana. Con i romani il conio messinese produce qualche pezzo in argento con scritta in latino e simboli imperiali. Irrilevante il periodo bizantino ed arabo. Riprende tono e fervore la fucina della Zecca nel periodo normanno, momento in cui Ruggero II, costituito il regno di Sicilia, titola Messina "caput regni". Un momento di particolare splendore per questa città. La Zecca cittadina batte moneta per tutto il regno col motto "MNSC" (Messana Nobile Siciliae Caput). Vengono coniati il Tarì d'oro, il Ducato d'argento, il Tallero di rame. Il messinese povero o ricco scambiava una moneta coniata nella propria città e che circolava in tutto il regno, quel regno autoctono, originale, intriso di sicilianità che tante illusioni e per tanto tempo darà alla gente di Sicilia. Messina, nobile città, rappresentata da una propria moneta col motto "MNSC" spandeva per tutto il regno ed oltre la propria signoria. Con Federico II, intorno al 1231, circola l'Augustale d'oro raffigurante l'imperatore con mantello cesareo ed alloro e nel retro l'aquila, simbolo romano e svevo con la scritta FRIDERICUS.
E poi ancora Carlini, Denari, Piccioli ed il Pierreale d'oro, battuto da Pietro d'Aragona nel 1282. Dobloni e Trionfi battuti da Carlo V nel 1531.
Scudi d'oro e d'argento. Una frenetica attività della Zecca cittadina (situata nella omonima via) che ha coniato i riferimenti degli scambi commerciali a Messina ed oltre per circa venti secoli.
Tutto si spegne nel 1678 quando la Spagna con Francesco Bonavides, in preda a raptus vendicativo per punire la rivolta messinese, tra le altre malefatte, chiude la Zecca di Messina. Fu questo uno degli ultimi esecrabili atti che fecero calare il sipario sulla scena messinese. Secoli di splendore e di privilegi acquisiti per meriti speciali, non torneranno più.
L'edificio viene successivamente distrutto dal terremoto del 1783.
Di tanto turbinio sfavillante di monete d'oro e d'argento, a noi posteri di nobiltà degradate, non rimane altro che… via della Zecca!



Pippo Nostro