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Gino Coppedè a Messina
Il fermento ricostruttivo succeduto al terremoto del 1908, ha portato a Messina diverse categorie di personaggi interessati a vario modo a prenderne parte.
I fratelli Cerruti, armatori e finanzieri genovesi, giunsero anch’essi a Messina per partecipare alla ricostruzione della città, orientati verso un’edilizia di certo pregio e lusso. Avevano costruito soprattutto a Genova ville, castelli, ed altre strutture di particolare rilievo artistico, guidati dall’architetto Gino Coppedè. Anche quì, nella città ancora coperta di macerie, ottennero appalti per diversi palazzi, da quella nobiltà sopravvissuta al terremoto, ma soprattutto da una nobiltà di provincia, non toccata dal sisma, che trovò l’occasione per stabilirsi in posizione di rilievo e prestigio nella rinascente Messina.
Il genio che diede forma e visibilità a che, questo progetto fu l’eclettico Gino Coppedè, invitato dai fratelli Cerruti ad esprimersi in una città ancora una volta chiamata a risorgere dalle proprie ceneri.
Gino Coppedè nasce a Firenze nel 1866 e muore a Roma nel 1927. Straordinaria figura, interprete di uno stile architettonico così particolare ed originale da non poter definire altrimenti che " stile Coppedè". Questo architetto esperto anche nell’arte dell’intaglio e della scultura, caratterizza le sue costruzioni con una espressione artistica così ornamentale e decorativa, libera da costrizioni e vincoli, il che dà vita allo spazio e movimento alle forme. La sua arte
trascende i confini stilistici e mescola insieme gotico, manierismo, liberty, facendone un tutt’uno, ed incastonandolo in un’architettura di richiamo medievale che proietta le sue costruzioni in un paesaggio fiabesco.
Archi a sesto acuto, torri, colonnine, esuberanza decorativa barocca, composizioni floreali, vegetazione, figure irreali, scene di vita quotidiana, figure mitologiche , tutto si intreccia, si amalgama e prende vita nello stile Coppedè. Sfarzo, pompa, teatralità. In Gino Coppedè riemerge il fasto, l’opulenza, il lusso che la nobiltà medievale esprimeva attraverso i propri "palazzi" in una continua competizione tra aristocratici.
In vero solo parzialmente oggi riusciamo ad apprezzare questo stile architettonico nelle opere sopravvissute all’incuria del tempo e dell’uomo a Messina, violate a volte pure da sopraelevazioni irrispettose dell’armonia artistica.
Coppedè visse e lavorò in questa città tra il 1913 ed il 1925, periodo in cui era assorbito da un altro lavoro più imponente a Roma, il "Quartiere Coppedè", dove riusciamo ad ammirare affascinati, quello che l’estro di questo genio ha saputo realizzare.
A questo punto bisogna proprio andare a farsi un’idea, anche se limitata, di ciò di cui si sta parlando, ed i luoghi a Messina sono i seguenti:
Palazzo Cerruti, via Garibaldi-via Cardines-via I Settembre; di fronte oltre la Chiesa dei Catalani, Palazzo Magaudda, via Garibaldi-via C.Battisti-via Castellamare; Palazzo dell’Ape, Via Cardines-via I Settembre-via Battisti; Casa Cerruti, via Garibaldi-via Consolato del mare; Caseggiato Cerruti, via Garibaldi-via Loggia Mercanti; Palazzo Costarelli, via T.Cannizzaro-viaNatoli-via Bassi; Palazzo del Gallo, via S.Cecilia-via Risorgimento-via Centone; Palazzo dello Zodiaco, p.zza Immacolata di marmo-via Loggia Mercanti-p.zza Duomo; Palazzo Loteta, via Garibaldi-via Gran Priorato.
Per chi capita a Roma il consiglio è di andare a scoprire il quartiere Coppedè, tra via Tagliamento e Corso Trieste. Accedere attraverso l’enorme arco che delimita il quartiere in piazza Mincio, dà la sensazione di entrare tra le pagine di una fiaba.



Pippo Nostro