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Il Tamburini del duomo
Platone nel suo impianto filosofico, asserisce che "la bellezza" nelle varie forme sensibili è una imitazione imperfetta del modello originario del "bello" esistente nel trascendente mondo divino. Diverse sono infatti le rappresentazioni della bellezza nella nostra realtà: è bella un’opera d’arte; è bella una donna; è bello un paesaggio; è bella un’automobile e così via…
La sensazione che si avverte tuttavia, ponendosi in ammirazione ed ascolto del maestoso Tamburini di Messina, è quella di essere molto prossimi al modello originale del "BELLO". Un organo imponente nella sua estensione polifonica e meccanica, che ci pregiamo di avere nella nostra Basilica Cattedrale.
Costruito dalla Ditta Giovanni Tamburini di Crema e voluto con tenacia dall’Arcivescovo Angelo Paino per la sua amata Messina.
Giovanni Tamburini si forma nel laboratorio di un organaro inglese di nome Trice, presso Codogno ed apre, successivamente, una sua fabbrica nel 1893 a Crema, per la costruzione di organi meccanici, pneumatici ed elettrici. L’organo, storicamente, viene introdotto in occidente nell’anno 757, quando l’imperatore bizantino Costantino Copronimo ne fa dono al re dei Franchi Pipino il Breve. L’accadimento che suggellava la pace tra due nazioni, segna l’inizio ufficiale della storia organaria d’Europa e nel contempo fa dello strumento un simbolo del potere im periale e segno di regalità. Diviene parte integrante delle celebrazioni liturgiche verso la fine del IX secolo. Il "Tamburini" del Duomo, che sostituisce il precedente distrutto dai bombardamenti del 1943, è stato inaugurato l’8 agosto del 1948. L’organo è il più grande d’Italia, quarto in Europa, tra i più grandi del mondo. E’ costituito da circa 16000 canne, distribuite in sei corpi d’organo posizionati tra il transetto, l’altare maggiore, l’arco trionfale, l’ingresso principale del Duomo, così da trasmettere una pluristereofonia che avvolge totalmente l’ascoltatore. La consolle ha cinque tastiere di 61 tasti ed una pedaliera di 32 note. I registri sonori sono ben 170 e danno la possibilità di spaziare in una vasta gamma di suoni orchestrali che toccano gli estremi della percezione umana. Si va dalle 16 vibrazioni al secondo per la bombarda ed il contrabbasso, alle 16442 vibrazioni al secondo dell'ottavino.
Caratteristica l’aggiunta di tube (sull’arco trionfale) di chiara influenza armonica inglese. L’aria viene pompata da una manticeria alimentata da sei motori e distribuita a mezzo cavi elettrici che si estendono per decine di chilometri. La canna più grande è in legno, è larga mezzo metro ed alta 11 metri. La canna più piccola è in metallo e misura un centimetro. Questo meraviglioso strumento e le sue sonorità, sono diventate un importante riferimento periodico per i messinesi, grazie alla sensibilità ed alla acutezza del precedente Arcivescovo Giovanni Marra che, coadiuvato dall’attento cultore e promotore artistico Mons. Letterio Gulletta, con l’assistenza organaria della Ditta "Ori Saitta & Lombardo" di Messina, ha dato vita, fin dal 2003, ad un percorso di approfondimento di fede attraverso la rappresentazione della bellezza nell’arte e nella musica. "Fede Arte Musica" un cammino in divenire anche con l’attuale Arcivescovo Calogero La Piana. Questo evento ha portato a Messina organisti tra i più illustri e noti: Nosetti, Severin, Goettsche, Guggenmos, Romano, Imbert, Pellini, Donati…, interpreti di alcune tra le più belle pagine per organo di Franck, Widor, Vierne, Bach, Reger, Capocci, Bossi, Parker , Jongen, Lang…
Ascoltando questo meraviglioso strumento, lo sguardo fisso sulle mani ed i piedi del Maestro, si assiste ad esecuzioni che lasciano estasiati, rapiti, attoniti, mentre fuoriescono note da una molteplicità di canne. Suoni che rimbalzano dalla cupola alle pareti, alle orecchie. Che danzano tra gli altari e le navate della Basilica. Che corrono superbi e si adagiano con amorevole dolcezza nella mente. Una musica che emana una forza così straordinaria da rendere impensabile che origini dal nulla. Non c’è altro strumento che possa dare un'idea così forte della voce di Dio!
Un invito, per chi non l’ha già fatto, ad ascoltare questo meraviglioso strumento, una delle poche cose belle che rimangono da ammirare e valorizzare in questa nostra martoriata città.
Buon ascolto… ed un rimando per approfondimenti al libro : Letterio Gulletta – "Il Grande Organo della Cattedrale di Messina" - Arcidiocesi -Messina 2006.



Pippo Nostro