Google
Sul Web Su dicearco.it
L'Accademia della Fucina
Il 23 ottobre 1639 sorge a Messina l’Accademia della Fucina.
La città opulenta, ricca, popolosa (120 mila abitanti), potente politicamente ed amministrativamente, sente il bisogno di primeggiare, anche nella cultura. Idea accarezzata con passione dal nobile Carlo Di Gregorio, figura tra le più notevoli del tempo, Principe e Cavaliere dell’Ordine militare della Stella, che,oltre ad avere a cuore la protezione in armi della sua città, si deliziava di musica e poesia.
Amava aprire le porte del suo lussuoso palazzo ai letterati più notevoli della città, al punto da farne una occasione d’incontro sempre più frequentata ed assidua. Lo splendido palazzo del Di Gregorio era diventato dimora di Muse ove le arti, le lettere, le scienze erano rappresentate con lustro.
Occorre dire che Messina era già sede di Università dal 1548, ove insegnavano illustri docenti richiamati dai lauti compensi elargiti dal Senato cittadino. Il dotto Costantino Lascaris che già al Gimnasium (primo dell’isola) teneva cattedra di greco (venivano per ascoltare il maestro da ogni parte d’Europa); Pietro Castelli, Marcello Malpigli, Fracassati, insigni docenti di scienze mediche; G. Alfonso Borelli, illustre matematico, discepolo di Galilei…
Torniamo però alla nostra Accademia della Fucina, così denominata poichè gli accademici intendevano in essa fondere le asperità e grossolanità di pensiero e forgiare forme ed espressioni più nobili e virtuose a beneficio di una città che sentivano intensamente propria.
Il faro di cultura che si accendeva con "la Fucina" insieme alla spada della "Accademia militare della Stella", dovevano rendere sempre più illustre Messina, difendere e rafforzare i privilegi acquisiti, costituire credenziali nella annosa competizione con Palermo per il primato di capitale dell’isola. Il sentimento patriottico dei Fucinanti si avvertiva ed era divulgato anche dai loro componimenti:
"Venite, o Muse, a dispiegare i pregi Dell’invitta Messina, Ne la fertil Trinacria alta Reina, Raddoppiate i suoi vanti, alzate i carmi, Hor che sono le lettere unite a l’armi." (Carlo Musarra, poeta e segretario dell’Accademia) .
I Fucinanti s’erano dati tutti un soprannome e solevano riunirsi la domenica. In queste assemblee si dissertava su ogni argomento proposto, o si leggevano testi classici, poesie. Si gareggiava per la migliore esposizione di brani poetici o componimenti letterari. Numerose furono le opere date alle stampe dagli Accademici Fucinanti, ma in gran parte distrutti dalle rovine abbattutesi in seguito sulla città. L’Accademia fu centro di vita intellettuale e politica. Il Senato ne fu sostegno economico oltre naturalmente al mecenate D.Carlo Di Gregorio, che nelle fulgide e fastose sale del suo palazzo, ospitava l’Accademia stessa.
La Fucina fu esercizio di ingegno nelle lettere, nell’arte, nelle scienze, nella poesia, nell’oratoria. Il fuoco della Fucina
varcò i confini cittadini per arrivare a Roma, Firenze, Venezia. Si spense però fatalmente con la dura repressione spagnola che nel 1678 travolse e spazzò via ,tra l’altro, l’esuberante entusiasmo patriottico dell’intelletto Fucinante.
Gli accadimenti del divenire voltano un’altra pagina della storia di Messina, lasciando poche altre occasioni di preminenza storica.
Vogliamo però, qui e adesso, ridare un attimo di luce a chi si è speso per dar lustro a questa città. Citiamo solo alcuni, ma il fulgore si rifletterà su tutti.
I FUCINANTI:
Di Gregorio, Musarra, Borelli, Castelli, Malpigli, Fracassati, Gotho, Staiti, Tornesi, Ventimiglia, Risica, Prosimi, Rubbà, Lipsò, Di Napoli, Alifia, Ferrara, Serpeto, Errico, Reina, Del Pozzo, Scilla, Adonnino, Allaci, D’Ambrosi, Benincasa, Cagliostro, Carbone, Donati, Lanza, Moleti, Macrì, Massaro, Nonico, Montalto, Noceto, Patti, Rieco, Samperi, Spanò, Rosso, Tuccari, Magnoni, Fani, Patè, Ozzes, Caloria, Raia, Isvaglia,Celi, Mirello, Mora…
" Son chiare le fiamme della Fucina, i cui splendori da qui riceve Febo per illuminare il mondo, essendo divenuto il maestoso Palagio dei Gregorij, il novo Parnaso, dove vi sonno le cristalline fonte… Qui si dispensano gli allori, e l’auree corone d’immortalità, si vede in essa i savii discorsi, gli eruditi problemi, i floridi sonetti, gl’inevitabili poemi. Qui su l’incude dell’ingegno, col martello del sapere, formano panegirici, epitalamii, e piacevoli, e dilettevoli romanze, hor prove divine, et hor profane et in questo s’affaticano i virtuosi Fucinanti "(Antonino Mirello e Mora).
Bibliografia: L’Accademia della Fucina – G.Nigido Dionisi.



Pippo Nostro