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La Seta a Messina
"Lo sfarzo ed il lusso delle dame messinesi era diffuso ed irrefrenabile…" si legge in una nota del 1271. Era il tempo in cui il porto di Messina esportava ed importava ogni genere di merce, attirando in città numerosi mercanti stranieri che vi si insediavano con le loro compagnie. Messina vive un periodo di opulenza ed espansione demografica che la caratterizzerà fin oltre il medio evo. Risale a quel tempo l'istituzione di un "Fiera franca" annuale, dove mercanti stranieri esponevano quanto di meglio e di nuovo esisteva al momento. Così la descrive il Buonfiglio-Costanzo nella sua "Messina città nobilissima": " …numerose botteghe et logge d'assai ornate e belle… ricca e famosa, non inferiore a qualunque altra d'Europa, non per la moltitudine delle ricche e varie merci condotte da luoghi remoti et lontani, ma solamente per il ricchissimo dispaccio delle sete." . La seta costituisce l'elemento principe della prosperità messinese. Già nel 1271 si ha notizia di mercanti genovesi che esportavano seta dal porto di Messina, ma la coltura del gelso e l'allevamento del baco da seta si fa risalire al periodo arabo. Veneziani e lucchesi si stabilirono in città per la lavorazione ed il commercio della seta. Messina ottiene il privilegio reale della tintura ed in seguito il privilegio di esportazione esclusiva dal proprio porto di tutta la seta della Sicilia. Maestri tintori, filatori, tessitori, si stanziano a Messina con le loro botteghe. Lo sviluppo della attività serica è in continuo progredire. Si completa nel 1527 la "Loggia dei Mer canti" un imponente edificio con affaccio sul porto che ospitava oltre alle varie botteghe al piano terra, le abitazioni stesse di mercanti e banchieri, nei piani superiori.Una lapide all'in gresso recitava: " Ut mercatorum utilitati civium ornamento regiae urbis Messanae regni protometropolis dignitati consuleretur…" (Messina città nobilissima – Buonfiglio- ostanzo – Venezia 1606).
Un elenco del 1586 di mercanti messinesi e stranieri, riporta nomi di famiglie ancor oggi esistenti: Ansalone, Arena, Bonfiglio, Crisafi, Di Blasi, Donato, Foti, Galletta, Lanza, Marullo, Pellegrino, Trimarchi, Beppe Vadalà.
Si istituisce il Consolato della Seta, composto nella sua massima espressione da: un nobile, un senatore, un mercante, un tessitore, un filatore, un tintore. Messina diviene la capitale della seta, centro di raffinatissime produzioni di pregiati e lussuosi tessuti:?damaschi, broccati intarsiati di filature d'oro e d'argento, e rasi, velluti, taffetà, drappi, che raggiungevano i più importanti mercati del tempo: Genova, Venezia, la Toscana, Bologna e l'Olanda, la Francia, l'Inghilterra, la Spagna, finanche la Turchia ed altri mercati orientali. La "Seta fior di Messina" era apprezzata e ricercata dalle più raffinate corti dell'epoca. Le gabelle sulla seta che poteva imporre il Senato messinese, per concessione di privilegio reale, costituivano una buona metà dell'imposizione amministrativa complessiva. L'opulenza, il lusso, l'espansione demografica, rendono splendida la città urbanisticamente ed architettonicamente.
Ma tanto più in alto ti portano gli accadimenti, tanto più rovinosa sarà la caduta. Messina riesce a superare la dura repressione spagnola del 1678, ma subisce una violenta battuta d'arresto con la peste del 1743. Il porto viene chiuso, la città isolata per un biennio, scompaiono molti maestri d'arte serica, il te. Ma tanto più in alto ti portano gli accadimenti, tanto più rovinosa sarà la caduta. Messina riesce a superare la dura repressione spagnola del 1678, ma subisce una violenta battuta d'arresto con la peste del 1743.Il porto viene chiuso, la città isolata per un biennio,scompaiono molti maestri d'arte serica, il commercio viene sconvolto, migliaia di vittime riducono drasticamente la popolazione. Appare un'impresa immane risollevare l'economia cittadina. Seppure manifatture seriche e telai in attività continuano a produrre, il periodo aureo è definitivamente alle spalle.Ad accelerare la decadenza ci pensa il disastroso terremoto del 1783. La città viene devastata, quasi tutto ciò che restava della attività serica è sotto le macerie. Ancora una volta accadimenti imprevedibili schiacciano la città. La storia successiva è caratterizzata dall'avvento della seta indiana importata dagli inglesi, dalla soppressione dei Consolati, dall'apertura dei valichi alpini che privi-legiano le produzioni lombardo-piemontesi, dalle diverse richieste di mercato di prodotti siciliani quali agrumi, vini olio. Scompare definitivamente la coltura del gelso e l'allevamento del baco da seta.
E' vero che ogni ciclo prima o poi tende a chiudersi, è nella natura delle cose terrene. Ma è anche vero che la fine di ogni cosa segna l'inizio di qualcos'altro. Bene, correva l'anno 1822 (soppressione del Consolato della Seta), stiamo ancora aspettando…



Pippo Nostro