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Merri e Mabbizzi
Il merlo (merru) è un uccello stupido, sciocco, nell'accezione comune del linguaggio. Il tordo (mabbizza) è invece un uccello sagace, signorile, di maggior pregio, quantomeno rispetto al merlo.
Nel 1674, la cittadinanza messinese si divideva in "merri" e "mabbizzi". Naturalmente i primi identificavano la plebe, il popolino, le classi inferiori; i secondi indicavano il Senato messinese, gli aristocratici, i borghesi arricchiti. Gli screzi fra le due parti erano frequenti, non si perdeva occasione per lo scontro. I "merri" addossavano le responsabilità delle loro miserie, delle sventure, delle carestie, ai "mabbizzi" sempre più avidi, aridi, distaccati ed indifferenti.
I "mabbizzi" si occupavano solo del mantenimento dei loro privilegi e della loro opulenza e per ciò, aspiravano e ospiravano per l'indipendenza ed autonomia della città. Occasione che avrebbe consolidato ed aumentato potere e prestigio. I"mabbizzi" cercavano un’alleato straniero per scalzare gli spagnoli, lo trovarono nella Francia di Luigi XIV. I "merri" si appoggiavano agli spagnoli, affinché togliessero onori e privilegi ai "mabbizzi". Gli accadimenti trascinano verso un grande disastro. E' vero che i francesi riuscirono a sostituirsi agli spagnoli, ma quando, quattro anni dopo, la Francia per interessi territoriali divenne alleata della Spagna, abbandonò Messina e i messinesi alla furia vendicativa degli spagnoli. Il nuovo vicerè di Sicilia, Francisco de Bonavides (definito il carnefice di Messina) represse e distrusse con inaudita ferocia la città. Abolì il Senato e ne rase al suolo il palazzo, abolì titoli e privilegi nobiliari, abolì il porto franco, chiuse Università e Centri di cultura, spogliò città ed aristocrazia di beni ed opere d’arte trasferendoli in Spagna, abolì la Zecca di memoria millenaria, fece costruire la Cittadella, foriera di lutti e sciagure per i messinesi. Provvedimenti, questi, tra i più eclatanti.
Recita una lapide in piazza Duomo: "… miseri sempre, quanti in pro della Patria, attendono da straniera mercede, floridezza, libertà, salute."
Abbiamo imparato poco dal passato, in città si aggirano ancora per le vie "merri" e "mabbizzi".



Pippo Nostro