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Don Giovanni d'Austria
La mattina del 7 ottobre 1571 nelle acque di Lepanto, Golfo di Corinto, si svolse uno storico scontro tra la flotta cristiana e quella ottomana. La battaglia si concluse con una vittoria schiacciante della flotta cristiana, comandata da Don Giovanni d’Austria, figlio illegittimo di Carlo V e fratellastro di Filippo II, allora regnante di Spagna. Comandanti in seconda, Sebastiano Venier e Marcantonio Colonna.
La crociata venne promossa da Papa Pio V per soccorrere Famagosta, sull’isola di Cipro, strenuamente difesa dai veneziani, dopo che l’impero ottomano aveva conquistato Belgrado, l’Ungheria, la Mesopotamia e messo sotto assedio Vienna, dai tempi della conquista di Costantinopoli nel 1453. Purtroppo la flotta cristiana arrivò dopo che i veneziani furono sconfitti e barbaramente trucidati.
Il comandante
della fortezza, Marcantonio Bragadin, venne scorticato vivo, e la sua pelle impagliata venne issata come un manichino sulla galea del comandante Mustafà Pascià. La battaglia di Lepanto vide schierati sul campo forze imponenti, 294 navi cristiane contro 265 della flotta ottomana. L’armata cristiana venne riunita nel porto di Messina, mettendo insieme galee, galeazze ed imbarcazioni minori di Venezia, Spagna, Genova, Papato, Savoia, Cavalieri di Malta.
Il naviglio messinese sotto la guida di Fra Pietro Giustiniani da Messina dell’Ordine dei Cavalieri
di Malta, annovera tra i personaggi, Vincenzo Marullo, conte di Condojanni, che vi partecipa con due galere da lui armate e mantenute , Pietro Marquett, Principe della Stella, al comando di 18 galeotte, ed altri volontari di cui la storia tralascia i nomi, ma il cui ardore e valore non fu da meno.
Le carte nautiche furono prodotte e stampate a Messina, rilevante anche l’apporto del Maurolico per le previsioni meteorologiche. Uno scontro cruento che lasciò sul mare 9.000 vittime cristiane e 30.000 dell’altro schieramento. Solo una trentina di navi turche riuscirono a fuggire , le rimanenti furono catturate o distrutte. 14 le navi cristiane perdute. La flotta cristiana sconfisse decisamente la flotta di Alì Pascià riconquistando il controllo del Mediterraneo fino ad allora ostaggio delle navi turche.
Anche in questo rilevante episodio bellico, Messina incontra la storia, col proprio territorio, con la propria gente, con la fierezza e la certezza di interpretare il ruolo primario che il tempo e i popoli gli riconoscevano. Don Giovanni, torna trionfante a Messina al comando della sua armata. Il Senato gli dedica un porta della città e commissiona una statua di bronzo ad Andrea Calamech, di impronta michelangiolesca, allora alla guida di una importante scuola d’arte cittadina. Oggi la statua si trova in piazzetta Catalani su un piedistallo che riporta nei tre bassorilievi in bronzo scene del combattimento e del rientro nel porto di Messina. Fermandoci per un attimo ad osservare, abbandonando il ciondolare distratto o l’alienante andare frettoloso, potremmo ricaricarci di vigore pescando nella gloria del passato stimoli positivi per costruire il futuro.
Alla battaglia partecipò anche lo scrittore spagnolo, Miguel de Cervantes che, ferito, fu ricoverato di ritorno a Messina presso l’Ospedale cittadino. Pare che qui abbia iniziato a scrivere il "Don Chisciotte".



Pippo Nostro