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Dino Licci
Osvaldo (Dino) Licci nasce in Uggiano la Chiesa il 1° Agosto 1943 e consegue nel 1961 il diploma di maturità classica presso l’Istituto “Capece” della città di Maglie (Lecce); si trasferisce a Roma dove frequenta con ottimi risultati tre anni della facoltà di medicina e Chirurgia ma, affascinato dalle teorie evolutive di Darwin, cambia facoltà e consegue la laurea in Scienze biologiche con indirizzo medico nell’anno 1969; insegna prima matematica e scienze nelle scuole medie quindi fisica, matematica e chimica negli Istituti superiori fino al 1972, anno in cui diviene assistente biologo di ruolo, perché vincitore di concorso, nell’Ospedale Generale Regionale Santa Caterina Novella di Galatina.
Nel 1976 lascia l’Ospedale ed apre un laboratorio di analisi cliniche in Maglie che dirige fino al 2008 (oggi il laboratorio è gestito dal figlio).
Nel 1977 scopre la sua passione per la pittura e passa molte ore notturne a dipingere e studiare storia e filosofia, altre due passione che condivide con la poesia, la prosa, la chitarra arrivando a comporre oltre cento canzoni; partecipa a numerosi concorsi sia come pittore che come scrittore e poeta vincendo numerosi premi; espone i suoi quadri in numerose mostre nell’ambito della provincia ed, attraverso internet i tutto il mondo ricevendo riconoscimenti ed apprezzamenti anche da terre lontane come il Brasile, il Canada e l’Argentina. è ospite di qualche trasmissione televisiva prima come responsabile di una sezione del WWF poi come pittore e scrittore; pubblica un suo primo libro, “Il violinista folle” per la casa editrice “Il Grifo” della città di Lecce; scrive numerosissimi articoli su temi di ecologia ,etologia e storia medioevale come ospite fisso per le riviste "L’uomo e il mare" di Gallipoli; "Lu lampione" di Lecce ; "Salento magazine" di Lecce. Scrive racconti e piccoli saggi raccolti insieme con i suoi quadri nel suo blog. Ultimo suo impegno la pubblicazione(editore Santoro –Galatina)di un saggio di carattere scientifico-teologico -filosofico sotto forma di “Lettere ad un’ Amica”


Contatti:
Sito web: www.brandelli-di-vita.blogspot.it
Mail: osvaldolicci@tiscali.it


Le moreLa luce
Un mucchio di rovi coperti di more
t’ha strappato il vestito nuovo
e t’ha ferito il volto!
Ed io ho schiacciato le more
e ti ho imbrattato il seno
e le natiche bianche!
Ed ho lambito il dolce succo
mescolato al tuo sapore,
e ti ho inondato del seme
della vita
e ti ho sentita gridare
e fremere.........
E siamo rimasti inermi al sole
che asciugava i nostri corpi
sporchi
e abbandonati
e sazi!
ed ho sentito il gusto della terra
nelle mani infangate
ed ho sentito
il gusto del cielo
nel mistero del tuo volto
abbandonato
e tenero!
L’interruttore scatta,
una scintilla...
e la luce si perde all’improvviso
e sei nel buio
a domandarti
dove sta proiettando,
rubate agli occhi tuoi,
le immagini e il tepore
che ora devi provare a ricordare.
E non sai come
e perchè
e dove
vagano per lo spazio con furore
volti che ritenevi tuoi,
cose d’amore,
che forse incontreranno altre scintille,
si fonderanno,
correranno insieme
tra mille stelle
o bruceranno al Sole!!!
La farfallaLo spaventapasseri
Ho aperto la finestra
nella notte d’inverno.
Ho aperto la finestra
ed è comparso il cielo.
E come fosse preso
da un bisogno d’affetto,
ha invaso la mia casa
portandole tepore.

E’ entrata una farfalla
nella notte d’inverno.
Piccola e silenziosa,
si è messa a volteggiare!
E’ entrata una farfalla
a farmi ricordare
che, anche con il freddo,
si può ancora volare!!!
Con la testa di paglia e un gran cappello,
m’hanno lasciato solo in mezzo al grano.
Il vento già mi sferza tutto il volto,
volteggia molto in alto un gran gabbiano!

Devo tener lontani gli uccelletti
che rubano le spighe: son guardiano
con un fuscello al posto del fucile,
la giacca rattoppata ed un badile!

Mentre gli uccelli scappano impauriti,
una gazza gagliarda s’è posata
sul braccio teso dove son finiti
vecchi bottoni d’oro arrugginiti.

Li becca, poi li strappa, forse vuole
Rubarne uno perché ancor sfavilla,
ma il suo coraggio ancora mi commuove:
anche la paglia cerca un po’ d’amore !
La Strega e l'inquisizione 
Ed ora bruci sgomenta tra i tormenti,
tra croci e preci e monaci impietosi:
Curasti gli ammalati tra i lamenti
dissero ch’eri strega quei potenti!

Torturata, straziata e condannata,
fosti legata a un palo e poi bruciata
per il tuo bene, per la tua salvezza,
da questi santi, mistici vegliata!

Questa è la fede, questa la speranza,
e ti gettavan acqua a ritardare
che tu esalassi l’ultimo respiro,
ma te ne andasti con un gran sospiro.

Accanto a te squartato un gatto nero
condivideva il tuo destino infame:
Una croce, una tiara, un tribunale.
Tal la pietà di chi combatte il male!