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Valentina Rimauro
Valentina Rimauro è nata a Sora (Fr) il 25 marzo 1985 ed è attualmente residente a Braccagni, frazione di Grosseto. Laureata  nel 2008 in “Diploma di Arti Visive  e Discipline dello Spettacolo”  (indirizzo Pittura T.S.) all'Accademia di Belle Arti di Firenze, ha partecipato a varie mostre personali tra cui:“Nuda di me” al Teatro Moderno di Grosseto, “La Solitudine” presso la sede dell'Associazione Culturale Arti in Corso in Magliano in Toscana (Gr), “Performance di Pittura e Poesia” alla Chiesa dei Bigi di Grosseto ed essendo vincitrice del Premio Marcello Rossetti “Arte 2009” ha esposto nella sede fotografia di Cavaglià (BI).

Seconda classificata al 9° Premio Premio Nazionale d'Arte Città di Novara e Vincitrice delle XVI Edizione del concorso d'Arte “Bergolo:Paese di Pietra”, ha inoltre partecipato a varie mostre collettive tra cui ricordiamo la Mostra Premio al Salone Ardengo di Novara ed “Il volto di Cristo” presso il Centro Culturale “La Canonica” con sede sempre a Novara.

A Milano ha partecipato a: “Invito al collezionismo” presso lo Spazio Art-Line, “Allunaggio 40 anni dopo” e “Concerto per Eva” presso il Liceo Artistico di Brera; mentre a Firenze con il Gruppo Donatello ha esposto alla Mostra di Arte Giovane, e ad una collettiva di  Arte Sacra presso la Basilica della SS. Annunziata.
A Grosseto ha partecipato al “Festival Resistente” presso il Cassero ed ha esposto inoltre allo Spazio 72.

Alcune delle sue poesie sono conservate alla Biblioteca Civica del Comune di Varallo (VC) ed altre son state pubblicate alla X Edizione del “Premio di Poesia Eduardo” Città di Trentola (CE).
Al Cinema Stella di Grosseto ha organizzato una mostra di Poesie.

Ha collaborato con varie Associazioni della città di Grosseto ed ha scritto per alcuni Portali online tra cui  per Whipart si è occupata di tematiche ironiche ed erotiche e per la sezione Fotoparlando di Obiettivo Valsesia si è dilettata in una libera interpretazione di opere fotografiche.

Ha effettuato uno stage in Fresno, California presso il Summer Art (corsi con sede organizzativa a Firenze).

Nel novembre 2010 ha pubblicato e presentato nel Comune di Grosseto  un libro di poesie e foto di tele denominato: Nuda di me, mentre nel 2011 ha partecipato alla Rassegna Fotografica a Tronzano V.se esponendo alcune sue poesie; ha scritto inoltre testi teatrali per lo spettacolo di  Caravaggio messo in scena a Porto Ercole e Porto Santo Stefano (GR).
Creartheater  Association di Milano ha selezionato un suo testo per  la prima messa in scena  dello spettacolo Black Room, La capitale del Vizio.

Dal 15 settembre al 15 Ottobre 2011 ha effettuato una mostra personale: “Arte a tutto tondo” presso Caffè Letterario di Grosseto Il Fontanile, con performance di poesie e testi erotici, mentre dal 1-8 Ottobre 2011 ha partecipato alla Giornata del Contemporaneo presso Il Centro D'Arte Casa Tani di Rovereto.


Contatti:
Sito web: www.valentinarimauro.it
Mail: info@valentinarimauro.it
Telefono: 347-9112019


Freddo
Freddo perché è inverno
Freddo perché il vento mi spoglia dai vestiti
Freddo perché i brividi della pelle
fanno suonare le mie ossa

scricchiolii interni

Freddo perché l’aria è gelida
Freddo perché i termosifoni sono spenti
Freddo perché la mia pelle cambia e
l’epidermide muta piacevolmente

gocce di ghiaccio alla schiena

è freddo perché la lana ha perso il suo calore
è freddo perché il sole ha esaurito i suoi raggi
è freddo perché non vedo in te candore

scioccamente resto

così sento il freddo che blocca il fluire del pensiero
sento quel freddo che mi fece sbandare
sento questo freddo che non mi fa avanzare

non bastano catene

Germogli di primavera
frutti estivi
col  succulento sapore

Sciroppo di  passione, curami
saziami
abbandonami.
Terribilmente
L’aria del tempo
scorre innanzi a me

Estasiata abbandona
La sua canzone
non la si può mai più riascoltare

Lascia incerta la mia mente
i miei pensieri si dileguano
nel vuoto di un’anima
che cautamente va a dissolversi

Taluna incertezza
cade ormai secca
dall’albero dei miei pochi anni

Risorgendo dall’infinito

come marionetta del mondo
ahimè vi appartieni

e questi fili non si muovono

La solitudine fa parlare i soli
trovandosi in se stessi

Compagni
Platonico erotismoElogio erotico della cortigiana
Ed esala in me fino a diventare esterna questa brina che sfums daila gola e si liquefà nella
labbra carnosamente morbida.

Osservo golosa la soffusa scia liberandomene da ogni picco di pudore. E tu guardi. Ed io spiro
dal tuo occhio ed arrivo al tuo torpore vivo.
Saltellante.

Vibro nell'immensità e tu mi sei più che accanto.
Sono ora oceano, sono ora libero pensiero, cadente stella.
Sono ora mare, sono ora lucerna, adesso il tuo attimo fuggente.

Sono questo blu maestoso che pare manto. Sono odissea, filosofa dei sensi.
Sono platonico erotismoo
platonico erotismo sensoriale. Ed ogni lettera è punta di colore che si scioglie, che scioglie il
corpo.
Avevo appena socchiuso le palpebre.
Sentivo I'abito porpora che mi urtava, stringeva al petto ed al ventre. Il tessuto maltrattato,
macchiato; I'intimo umido e peccaminoso.
Poi un lampo nel pensiero: cosa avrebbe potuto farmi il peccato oramai.
Assopitami a malapena, sonnecchiavo; la coperta di lino mi cingeva delicatamente ed io mi sentivo
come neonata, ovattata da amate cure.

Mi sono sentita improwisamente sedotta ed il mio sesso stranamente eccitato e coinvolto. I
capezzoli turgidi hanno acclamato per un istante ed hanno cercato I'incamato di quelle mani
maschili.
Mani finemente artistiche che mi hanno sorpreso. Un desiderio. Ho sentito un'alba.
L'ho guardato in volto e ne sono rimasta persuasa, poi I'ho guardato allo sguardo e sono entrata nei
suoi occhi penetrandolo quanto il desiderio che ho awertito di essere sua, materialmente Sua.
Volevo il suo co{po, la sua virilità; ho voluto essere la Sua Puttana.
Mi ha morso accanto al collo.
Ed è così che sono stata la sua divinità camale, il suo istinto, il suo affo sessuale.

Sfilato I'intimo come se fosse suo oggetto, sua mercè, si è denudato ed ha invaso il mio corpo con la
sua pelle. Mi ha tirato fuori il brivido animale, ha preso ogni piacere.
Ha visto l'immenso teneno.
Dopo ciò I'ho guardato ammaliata, infida; ancora avrei voluto averlo.
<<Ti voglis>>, ho sussurrato muta.
Tra le mani mi ha posto una veste turchese candida e mi ha detto: <<ora puoi posare per me; ora si
che hai la necessaria espressività>>.
Son passate delle ore ed io son stata frenetica, gozzovogliante. Mi sono sentita squisita, splendida,
ma ancora non avevo capito I'elevato evento appieno.
Suscitavo già molto fascino tra la corte più alta e prestigiosa) maquesto era un momento idilliaco
estraniante.

<<Vieni>>
Vieni mi sento dire. Così capisco che ha concluso I'opera ed ora non mi aspetta altro che guardare la
parte di me più pura dipinta sulla tela.
Come specchio dell'anima.

Ho scorto I'atemporale maestria, I'universalità femminile, la leggiadria,la soffusa pace, il colorito
sano,la Bellezza.
Ed ora e per sempre divinamente Sua.
Ho visto l'immenso divino.
Scale che si tingono di rossoM'illumino d'immenso
Le mie gambe, i miei piedi pulsanti hanno sceso e risalito scale rosse surreali, con scarpe, con calzini, nudi.
Calarsi e riemergere in vita reale che di vero non ha niente, se non me presente in assenze,
inconsapevole e conscia del rischio percorso.

Come in fotografia, ho vissuto la serata in aleatoria astanza e non me ne privo, non voglio privarmene, la meta è la pazzia e non discuto accetto.
+meta è lqglzzia e non discuto accetto.
Dimenticarsi del freddo, delle stagioni, di me e fondersi con il desiderio folle, irreale, desiderato d'artenti anni.

Ora che ci sei non ti fuggo, t'ascolto e ti vivo.

La scena da brividi ed io a passo svelto giaccio calma, divago, come fantasma appaio.

La rude e scabra povertà ha aperto scenari lontani e tangibili.. il cemento, l'acrilico e le tele d'un folle, mistico genio di delinquenza sobria.

T'adoro.

T'odoro sfuggevole suono che profumi di me in diversi panni, divampanti; esterefatta mi completi.
È quel limite e varco raggiunto, dal
quale ora non son più capace a
scenderne.
Illuminarsi d'immenso come Leopardi, nell'imbronciare d'Ungaretti
nell'arancia cera notturna
Sotto il taglio di luce Caravaggiano
esprimersi mentre l'ultima cenere roventa s'è spenta.

M'imbocco nel buio per sprigionare luce

Questi son stati giorni d'egiziane movenze, di selvaggio senso
Il viaggio è infinito

e come marionetta macabra si ghiaccia la tempia e sotto il ventre,
il destro dell'orecchio ed all'altro lato il braccio infuocato

Stordimento

Al risveglio, sotto il cielo della giungla pece
randagi tamburi, ossi in pelle

Come fanno ad illuminare i tuoi fari
è caos totale

Disorientami dall'oriente

dallo shock