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Antonello Bruno
Antonello Bruno, nato a Messina il 2 Ottobre 1964, è Perito Industriale in servizio come impiegato civile presso il Ministero della Difesa. Ha partecipato a numerosi concorsi di poesia ed ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti, tra cui: Diploma di partecipazione 1ª Triennale studentesca d'arte 1970; Attestato di riconoscimento 1° classificato "Donne a confronto" arte poesia e musica organizzato dal Centro Unesco giovanile Siciliano e dall'accademia internazionale Amici della Sapienza con la poesia "Una mimosa tra i capelli" 8 Marzo 2002; Menzione d'onore Premio Europeo Tindari Terzomillennio organizzato dalla F.E.B.A.C (Federazione Europea Beni Artistici e Culturali) con la poesia "La bocca del Cielo" 4 Maggio 2002; 1° Classificato Poesia Nazionale sulla pace organizzato dal comune di Messina Assessorato politiche sociali Giovanili con la poesia "Ali di Pace": 3° classificato al premio nazionale di poesia "COLAPESCE" "E non mi stanco"; 1° classificato premio poesia di Natale "Non siamo noi"; !° classificato premio Poesia sulla donna "Donne senza età" organizzato dall'A.S.A.F (Associazione Siciliana Amici del Folklore) di Messina; 1° classificato II premio di poesia Kiwanis di Capo d'Orlando "Èvivere"; 6° classificato 2° premio nazionale di poesia Associazione culturale ARS Vivendi di Milazzo; 1° classificato premio nazionale di poesia "Elios" "Occhi neri"; 2° classificato a Pittura e poesia 2004 organizzato dal CAST "Che il mio nulla sia nulla"; Diploma di Merito Poesia da Contatto 2005 - 2006 "Il cassetto"; 1° classificato premio nazionale di poesia "Colapesce 2004" "Il pirata"; 2° classificato premio Colapesce 2006 "Eos".


Contatti:
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Donne senza etàPorterò la mia croce
Donne senza età
riflesse di profilo
in uno specchio
che non si rompe più.
Donne grandi
tornate bambine,
freschi grani di pace
tra grassi covoni
d'aveda apparenza.
Germogli di stelle
fili d'erba innervati
di pioggia e d'incenso,
d'antica fermezza
infusa e dissolta
nell'aria della coscienza.
Donne senza confini
che scivolano impavide
dai desideri celati
di piazze mormoranti
con lo sguardo teso
e il volto intriso
dell'acqua della libertà.
Roghi senza tempo
di silenzi assordanti
e passioni mai domate.
Oasi d'eternità
avvolte in scialli
di tiepida cenere
in drappi di cielo
libero e illuminante.
Porterò la mia croce
il giorno che avrò bevuto
il latte di mia madre
e il sangue di mio padre.

Porterò il languore sacro
dei morsi dell'anima
e l'arsura della fede
che non mi fa andare
e che non mi fa tremare.

Irromi chiarore del deserto,
penetra le grotte del pensiero
e l'ala sovrana dell'infinito
governerà il mio cammino.

Porterò la croce dell'abbandono
lungo le colline dell'amore schernito
e durante la salita abbraccerò il dolore
della mia rinascita.

Sarò seme errante
radice, albero vibrante
adornato dall'incendio
di una stella cometa.

Porterò al mio ritorno
un sole senza padroni
figlio fratello ruscello
fresca terra disossata
per vallate del cielo.
SoloEos
Se potessi questa notte sentirmi solo!
Solo notte, solo ombra, solo vertigine.
Se potessi stringere le tenebre
unitamente alle viscere
e non sentire più la smania di aggrapparmi
a questo cielo ad uncino
che mi artiglia la mente
che mi ancora all'abisso.

Se potessi questa notte sentirmi solo!
Solo sangue, solo acqua, solo respiro.
Se potessi scomporre le parole
unitamente alle stelle
e non sentire più la smania di sognare
di questo mondo di gesso
che mi apre le braccia
che mi cinge d'alloro.

Se potessi questa notte voalre più in alto!
Più in altro del volo, più in alto dell'alto.
Se potessi solo esser me
unitamente a me stesso,
non sentirei più la smania di scoprire
queso buio di intenti
che mi aspetta al portone,
che mi chiama torpore.
Alberi, strade, maree, porti, derive,
s'approssima una stella e crepita
nel precipizio dove il mare s'accquatta
e un fermentar di lune spande e sparisce.

Riemergono volti, verità e speranze
nell'effige incorrotta di una sofferenza abusata,
gronda di sangue e di terra friabile al tatto
ardente d'amore in ogni gelido languire.

E spumano, minute e frammentate onde,
che si potranno al cielo riunire e ingigantirsi
oltre il cumulo delle pietre dei "senza peccato",
su oceani di sole che li chiamano a gran luce.

Alberi, strade, maree, carri, trincee,
per quella stella si muove un popolo,
uno stormo d'umanità che cementa variopinto
lo scorrere perpetuo di carne e coscienza

e che si erge affilato incontro all'orizzonte,
come vortice scagliato da fondali ribollenti,
estirpando la massa carnivora degli orrori
dai desideri tarpati in ali e ossa martoriate.

Le madri con il petto proteso e le braccia
e gli sguardi a quell'invocata vicinanza
non smettono di scrutare, da ogni lacrima,
i cortili dove il girotondo dei bambini

senza pregiudizio e senza reverenza si mescola
col balenio dell'alba; ed è Pace ed è Sorgente,
ed è danza e radice che allo sfociare del pianto
torna ad avvitarsi nell'ascesa della vita.