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Eugenio Bongiovanni
Questo è il messaggio in versi che Antonino Munafò lancia ai suoi lettori: l'amore verso la propria città si condensa in un fresco lirismo, in veri incantesimi verbali.
Il poeta ha negli occhi e nell'anima i tramonti rosati, le pregevoli chiese, il mare incantevole della sua Messina; li fissa in soavi ricordi degni di coloratissimi affreschi: qui rivolge uno sguardo accorato alla sua Madonnina con un principio spirituale cristiano ("quando della Madonnina ne vedremo/risalire nel silenzio l'equanime preghiera/giungere dal mare a far più mite i pensieri della sera").






Contatti:
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Madonnina del portoVola Messina
Odorerà sul lungomare ancora l'aria
del dolce profumo dei tigli
spazzati nel vento del mattino,
s'effonderà pigra al respiro
la brezza calda dell'estat
eper le strade leggere
in cumuli densi di vaporosi gelsomini
estenuati tra i bianchi turbini del porto

Gioiremo noi se d'improvviso la città
apparirà teneramente al cuore nostro che
                                         l'ascolta
bellissima di luci e di profumi
di nuovo assopirs
inel tiepido riverbero delle acque
            al dolce sole caduto,
quando della Madonnina ne udremo
risalire nel silenzio l'equanime preghiera
giungere dal mare a far più mite i pensieri
                                                  della sera.
Lentamente si fa giorno sulla città
spiovente nell'atrio del mare.
Messina migra entro i pastelli intensi
    di una nuova stagione.
Così etera, così fragile, così umana.
Una luce violetta la coglie remota
nella serena immobilità
                                       del porto,
dove l'acqua annaspa stupita
del sole che giovane l'abbaglia.
                                      Dal balcone
il mare come una nave s'allontana
nell'umido chiarore che inghiotte il litorale.
Avvinta ai suoi vecchi moli la città
quasi precipita nel fresco blandire
del maestrale.
Si agita lo stretto tra le sue bionde
schiume.
Vola Messina come fuggita a
                                       un'altra destinazione.
All'ombra della mia cittàConfini
>Mi riparo all'ombra della mia città.......
La mia città è l'alba che affiora dalle acque.
La mia città è una porta aperta nel mare,
                         l'ombelico dei sogni.
                            Edifico parole
               su castelli di silenzio
antichi come l'uomo che qui visse
                            e vi patì ogni furia.
Congiungo le mie mani alle sue
                              coste incrinate,
smarrisco il mio cuore tra i suoi approdi.
Domani indosserò ancora lo stupore del mare
nelle ali di una farfalla e volerò a quel fiore.
La mia città è un fiore
entro il quale ho costruito la dimora
                                   della mia fragilità.
Dentro un'alba senza rumore si sveglia la città
                            ancora cerchiata dal sonno,
bellissima schiava e padrona del suo mare eterno
d'onde appena mosse.

Messina, racchiusa nella rada del porto
come dentro un acquario, dardeggia nel sole
     che l'infauta della luce d'un caldo mattino.

Maggio adesso è questo odore maturo
di gelsomini per le strade............
A definire i tuoi impalpabili confini
resta solo l'azzurro dei cieli dell'estate
                             precoce in cui divampi.

Fata MorganaPescatori di spada
Nell'alba più vasta del cielo
sbiadisce la luce del nuovo giorno
               per la città dai colli gramita.
Cala la nebbia lenta come un velo
agli occhi stanchi della riviera ardita.
            Non è miraggio la Fata Morgana
che spunta dal mare
entro un bianco cerchio di spume,
appare vicina la costa isolana
dove ha nido Messina,
                  uccello
dalle esili piume.
Il cuore vago di Messina assorbe nel sonno
il tepore umido dell'aria
in un mattino gravido di scirocco e di noia;
il primo sole abbaglia l'orizzonte del porto
ove la laguna si stinge nel fervido azzurro
d'oltremare.
La città da lontano sembra quasi ispessirsi
nella luce cocente di agosto
che fa tremare le feluche nello stretto.
Un soffice vento spariglia le creste
delle palme sul lungomare
nel bianco riflesso dell'acqua che morde
gli occhi
scivolano i volti assenti dei pescatori di
pescespada.