Riscopriamo Messina
- Messina ellenistica e romana -

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Muro realizzato in tecnica pseudoisodoma, proveniente da Terracina, simile a quello ritrovato a Messina.
Dopo le distruzioni portate dai Cartaginesi guidati dal Imilcone (396 a.C.), la città si riprese relativamente presto. Le operazioni di ricostruzione iniziarono subito e la città si estese verso Ovest arrivando a comprendere i torrenti Portalegni (odierna via T. Cannizzaro) e Boccetta ed il colle di Montepiselli, sede di un’acropoli o di un posto di guardia munito, secondo le ricerche più attuali. Da questo momento in poi la città, oltre che estendersi e specializzarsi nell’artigianato, anche di pregio, e nel commercio verrà conquistata più volte in modi anche violenti.
Il tiranno Dionisio di Siracusa la annettè poco dopo la sua ricostruzione nell’ambito del programma di conquista volto ad unificare la Sicilia sotto il suo comando, cosa che non potè mettere in atto in quanto trovò fortissime resistenze nella parte cartaginese dell’isola, quella occidentale, e si dovette fermare a Solunto. Dopo la morte del tiranno ed il regno effimero del figlio Dionisio II, la città venne liberata da Timoleonte (337 a.C.) e restituita alla sua naturale forma di governo, quella democratica cosa che accadde in molte altre città dell’isola, dove i tiranni vennero scacciati o messi a morte. Alla guida di Siracusa successe, dopo la sua morte, una oligarchia che venne rovesciata nel 317 a.C. da Agatocle il quale si autoproclamò prima tiranno di Siracusa e nel 304 a.C. re di Sicilia. L’esercito con cui egli prese il potere era composto prevalentemente da mercenari italici, un gruppo dei quali noti come Mamertini (dal nome del dio a cui si votavano ossia Mamers cioè Marte), si insediò a Messina con l’inganno nel 289 a.C. trasformando la città da polo agricolo e mercantile nel centro delle loro scorrerie piratesche (Diodoro XXI 18.1).
Nel 270 a.C. essi attaccarono Siracusa, ma furono respinti e l’anno seguente il nuovo tiranno di Siracusa, Ierone II assediò la città. I Mamertini, allora, chiamarono in aiuto i Cartaginesi, nemici storici di Siracusa ma, una volta che la minaccia fu passata, i Cartaginesi imposero il loro dominio sulla città dello Stretto.
Denario di Sesto Pompeo coniato durante la sua permanenza in Sicilia e raffigurante al diritto una trireme ed al rovescio Scilla.
A quel punto la città si trovò drammaticamente divisa tra coloro che intendevano appoggiare i Cartaginesi ed i Mamertini che volevano cacciarli con l’aiuto della nascente potenza romana.
Ancora un volta con l’inganno i Mamertini riuscirono a far arrivare una missiva al console romano Appio Claudio Caudice, il quale insieme a Manio Valerio Massimo Messalla, che gli successe come console, accorse in aiuto della città dello Stretto nell’anno 264 a.C., inizio della prima guerra punica (Polibio I 11 1-3).
Da quel momento in poi, anche grazie all’aiuto non solo economico che fornirà a Roma, Messina diventerà una città molto potente e godrà di numerosi privilegi. Essa, infatti, diventa prima fortezza romana (Oppidum Civium Romanorum), poi capitale dell’isola (Nobile Siciliae Caput) dotata di un proprio Senato in grado di emanare leggi proprie. Infine le viene riconosciuto lo status di civitas foederata ac libera (città libera e alleata) esentata dal pagamento di ogni tributo e formalmente indipendente.
Nel periodo repubblicano la città continua a crescere ed i maggiori ritrovamenti consistono in un tratto di cinta muraria, probabilmente mamertina ma restaurata dai Romani, realizzato in tecnica pseudo-isodoma e localizzato all’altezza dell’isolato 163 di via S. Marta. Altri ritrovamenti sono stati fatti nella zona del porto presso l’isolato Z (via Torino) consistenti in un’area abitativa utilizzata tra la fine del IV ed il III secolo a.C. che si attesta a nord di un’area libera, interpretabile come uno spazio pubblico o una strada. L’isolato è caratterizzato dall’uso di una particolare tecnica costruttiva che affianca ai materiali tradizionali, pietre sbozzate e ciottoli, dei frammenti laterizi allettati a secco senza uso di malta, una tecnica inedita per Messina ma nota in altre zone della Sicilia e della Magna Grecia.
In questo settore si trovano anche due abitazioni private dotate di cortili con pianta ad L ed ampi vani ad un solo piano. Dalle fonti letterarie, invece, è noto che la città avesse il suo centro nella zona dell’odierno Palazzo Municipale, al di sotto del quale è stato ritrovato un intero quartiere, prevalentemente costituito da botteghe, che presenta notevoli stratificazioni per tutto il periodo romano ed anche per quello medioevale. Sempre sotto il governo romano sono state realizzate le grandi arterie del traffico cittadino ed isolano, la Via Consolare Valeria e la Via Consolare Pompea e durante il periodo tardo repubblicano ed imperiale è nota la presenza di ville patrizie particolarmente ricche, una delle quali è quella di Eio Mamertino, da situarsi sulla via I Settembre, all’altezza delle Quattro Fontane di via Cardines.
Una stampa settecentesca in cui figura una potetica ricostruzione di Messina in età romana.
La città, dopo anni di pace, ricoprirà un ruolo fondamentale come base navale prima di Sesto Pompeo e poi di Ottaviano durante la guerra che li vide opposti nella conquista del potere a Roma e che culminò con la battaglia
di Nauloco (36 a.C.) e la sconfitta di Sesto. Dopo questo avvenimento Messina ed il resto della Sicilia conoscono quattro secoli di pace assoluta ed ininterrotta nei quali poche o nulle sono le notizie che ci arrivano sia dalle fonti storiche che da quelle archeologiche. La città dello Stretto farebbe la sua ricomparsa nelle cronache nell’anno 407 d.C. allorchè il Senato e lo stratigò Metrodoro decidono di portare aiuto all’imperatore Arcadio tenuto prigioniero a Tessalonica (odierna Salonicco).
Dopo questo fatto l’Imperatore elesse Messina “Protometropoli della Sicilia e della Magna Grecia” conferendole uno status pari a quello della stessa Costantinopoli, inoltre la insignì del motto “Gran Mirci a Messina” e dell’insegna della croce dorata in campo rosso che oggi è lo stemma della città, anche se da studi recenti è stato ampiamente dimostrato che questo episodio è un falso creato tra il 1435 ed il 1440 in un momento di scontri con Palermo e di grave crisi economica della città.

Fonti:
Polibio, Storie, I, 11 1-3: I Mamertini “in parte con le minacce, in parte con l'inganno chiamarono a sé Appio e nelle sue mani rimisero la città.”
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