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Riscopriamo Messina
- Messina in età Classica, tra Oligarchi e Tiranni -
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Vani trovati durante gli scavi dell'isolato Z in via Torino |
Per tutto il VII secolo a.C. non si
hanno informazioni precise nè scritte
nè materiali riguardo la vita della
città di Zancle. Sulla scorta di un
passo di Erodoto (Erodoto VI.23) è
possibile ipotizzare che, come tutte le
città fondate dai Calcidesi in Occidente,
anche Zancle ebbe un regime
politico di tipo oligarchico fondato
sul governo di alcune centinaia di
cittadini scelti per dirigere e regolamentare
la vita cittadina.
Questa forma di governo si protrasse
per tutto il VI secolo a.C. finchè, alle
soglie del V secolo a.C., apparve la
tirannide.
Fino a questo momento la città crebbe
e prosperò grazie alle attività del
porto come la cantieristica ed il pagamento
delle tasse di ormeggio e passaggio
che la accomunavano alla
prospiciente Rhegion, con la quale
entrò presto in competizione poichè
lo Stretto è stato, sin dall’inizio, una
tappa intermedia sulle rotte che dalla
Grecia e dall’Egeo conducevano verso
il Tirreno ed i ricchi mercati etruschi
dell’Italia centrale. Il V secolo
a.C., comunque, nonostante sia stato
un periodo particolarmente prospero per Zancle, fu anche uno dei più travagliati
della sua storia antica sia a
causa dell’invasione di un gruppo di
Samii che fuggiva di fronte all’avanzata
persiana in Oriente e che si stabilì
con la forza in città, sia perchè
essa divenne preda delle mire espansionistiche
dei nuovi regimi tirannici
che sorsero nello stesso periodo in
diverse zone della Sicilia e della Calabria.
Zancle venne conquistata prima
da Ippocrate di Gela all’inizio del
V secolo a.C. e poi dal tiranno di
Reggio Anassila, di origine messenica,
che le cambiò nome in Messene e
creò in questo modo un unico regno
comprendente entrambe le sponde
dello Stretto con
evidenti benefici
economici, nonostante
le sue cure
andassero molto più
a Rhegion che non a
Messene.
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Moneta coniata dai Sanii che rappresenta uno scapo di leone e la prua di una nave (493/488 a.c.) |
Verso la
metà del secolo (461
a.C.) la tirannide
venne abbattuta,
così come in buona
parte delle città della
Sicilia, e venne
instaurato un regime democratico
ispirato al modello ateniese. Anche
Messene, come Rhegion e molte città
d’Occidente, condusse inizialmente
un politica di stampo filoateniese
fino al 427 a.C., salvo poi schierarsi
con Siracusa ed entrare nella sua
orbita d’influenza politica. Verso la
fine del V secolo a.C. venne distrutta
dagli eserciti cartaginesi guidati da
Imilcone che avevano anche raso al
suolo molte altre città siciliane in
spregio alla politica palesemente anticartaginese operata da Siracusa.
In base ai reperti archeologici rinvenuti
durante gli scavi in alcune zone
dell’abitato è possibile ipotizzare che
la maglia urbana si sia sviluppata
seguendo gli orientamenti ed i limiti
imposti dal territorio, come la presenza
di colline e fiumare. Il nucleo originario
della città, situtato alla base
della falce del porto, continua ancora
ed essere ben documentato, per questo
periodo, negli isolati 224 (via T.
Cannizzaro), 146 (via La Farina) e T
(via Industriale) e più ampiamente
nell’isolato Z (via Torino). In questa
zona, al di sotto delle stratificazioni
di IV-III secolo a.C. sono stati rinvenuti
dei vani piuttosto ampi con funzione
di cortile con tanto di pozzo
provvisto di anello di terracotta che è
stato ricolmato e chiuso all’inizio del
IV sec a.C. forse dopo la distruzione
della città. Per ciò che riguarda la
cultura materiale, i reperti documentano
la penuria di importazioni dalla
Grecia ed un uso esteso di materiali
prodotti dagli artigiani locali, in
special modo le ceramiche fini da
mensa di produzione greco-occidentale
come le coppe, le olpi, ed
i vasi da vino di tipo ionico decorati
ad immersione ed a bande.
Le importazioni dalla Grecia sono
rappresentate da ceramiche a figure
nere nelle forme di coppe ed anfore
databili tra fine VI-inizi V secolo
a.C., ceramiche attiche a figure rosse
molto frammentate e ceramiche attiche
a vernice nera,
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Moneta raffigurante un delfino che salta all’interno della
falce del porto con scritta “Dankle” (Zancle) 525 a.c. |
specialmente in
forme aperte che avrebbero costituito
un modello per le future produzioni
coloniali. Un posto a parte meritano
le produzioni numismatiche, che documentano
attraverso l’immagine
monetale la storia cittadina di tutto
questo secolo: si passa, infatti, dalla
rappresentazione fisica della falce del
porto e dicitura “Zancle” del 525 a.C.
monete con scalpo di leone al diritto
e prua di nave samia al rovescio coniate
durante la permanenza dei Samii
nella città, fino alle più note produzioni
del V secolo
a.C. coniate sotto
Anassila e recanti la
biga di mule al diritto
e la lepre in corsa
al rovescio. Esse
sono diffuse in buona
parte del mondo greco orientale ed
occidentale anche a
causa della politica
di potenza adottata
da Anassila, tanto che divennero note semplicemente
come “lepri”, al pari delle “civette”
ateniesi e dei “pegasi” corinzi. Dopo
la caduta della tirannide, Rhegion
abbandona questi tipi, mentre Messene
li mantiene ancora per diverso
tempo.
Fonti: Erodoto, Storia libro VI capitolo
23: I Sami, in viaggio verso la
Sicilia, arrivarono a Locri Epizefiri,
mentre gli Zanclei e il loro sovrano,
di nome Scite, assediavano una città
dei Siculi che intendevano conquistare.
Quando lo seppe il tiranno di Reggio
Anassilao, allora in lite con gli
Zanclei, parlamentò con i Sami e li
convinse che gli conveniva lasciar
perdere Calacte dove erano diretti e
occupare invece Zancle, rimasta priva
di difensori. I Sami gli diedero
retta e si impadronirono di Zancle;
gli Zanclei, appena al corrente che la
loro città era stata occupata, corsero
in sua difesa invocando l'aiuto del
tiranno di Gela Ippocrate, che era
appunto loro alleato. Appena giunto
con l'esercito di soccorso, Ippocrate
mise in ceppi Scite, il signore unico
di Zancle, con l'accusa di aver abbandonato
la città, nonché suo fratello
Pitogene, e li spedì a Inico.
Poi, accordatosi con i Sami con reciproco
scambio di giuramenti, tradì
tutti i restanti Zanclei. Il compenso
promessogli dai Sami era il seguente:
a Ippocrate spettavano la metà dei
beni mobili e degli schiavi di Zancle
città e tutti i beni dei campi. Gli Zanclei
in massa li trattò da schiavi, li
mise in catene: i trecento di loro più
eminenti li diede da giustiziare ai
Sami. I Sami però non lo fecero.
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