Esistono diversi autori greci che narrano,
in modo più o meno particolareggiato,
la fondazione della città. Il
più credibile è Tucidide (Tuc. VI 4, 5-
6) che riferisce di un numeroso gruppo
di coloni provenienti dalla città di
Calcide, situata sul’isola di Eubea, e
di un gruppo più ristretto di pirati cumani,
i quali si
unirono ai
calcidesi nella
fondazione
della nuova
città, inizialmente
chiamata
Zancle,
un termine
siculo che
indica la falce,
con riferimento
alla forma
del porto naturale
caratteristico
della
città. I suoi
ecisti , ossia
fondatori, furono
i capi dei due gruppi Periere di
Cuma e Cratemene di Calcide, anche
se poi, come riferisce Callimaco (Aitia
II, 56-83) i cittadini non venerarono
nessuno dei due come fondatore.
Un’importante traccia archeologica da
poco scoperta ed ancora in fase di
studio è costituita da un’area sacra
ritrovata nella zona dell’odierno Palazzo
Colapesce a Messina. Lo scavo
e lo studio dell’area e dei suoi materiali
sono curati
dagli archeologi
della
Soprintendenza
di Messina.
L’area è composta
da un
altare a forma
di ferro di
cavallo nella
cui incavatura
sono stati
rinvenuti frammenti
di ceramica
euboica
protogeometrica
ed evidenti
tracce di
bruciato che
fanno pensare alla celebrazione dei
sacrifici rituali preposti alla fondazione
di una città. I frammenti di ceramica
fanno risalire la datazione dell’area
alla seconda metà dell’VIII secolo
a.C. La nuova città si collocava in
posizione strategica nell’area della
pianura alluvionale immendiatamente
alle spalle della penisola falcata.
Proprio in questa zona, corrispondente
oggi alla via Tommaso Cannizzaro
ed alle vie limitrofe in direzione del
porto falcato, sono stati rinvenuti resti di abitazioni realizzate con l’utilizzo di
grossi ciottoli di fiume databili, nella
fase più antica, tra l’VIII ed il VII secolo
a.C. In questo momento storico, la
città funge quasi da testa di
ponte per i commerci calcidesi
nel Tirreno, in particolare
con le città della Grecia
e dell’Eubea e con gli
Etruschi, una nuova potenza
tirrenica che si afferma
proprio in questo periodo.
Le testimonianze di queste
relazioni commerciali sono
date dai tipi ceramici importati
e dalle produzioni locali.
Le importazioni più antiche
sono le coppe tipo
Thapsos e
gli aryballoi di S. Raineri,
entrambe realizzate in stile tardogeometrico
e protocorinzio. Anche
questi materiali datano l’abitato non
più indietro del terzo quarto dell’VIII
secolo a.C. (750-725 a.C.). Mentre le
produzioni locali o coloniali sono costituite
dalle hydriai di tipo egeo, da
bottiglie cilindriche monoansate e da
forme peculiari della città come le
coppe carenate “tipo Zancle” ritrovate
anche a Milazzo e Imera. Testimonianza
di contatti anche con il mondo
etrusco è data dalla presenza di bucchero
sottile e di anfore da trasporto,
la cui importazione continua fino al V
secolo a.C.
Da quanto detto appare chiaro che
Zancle, già da questo momento così
antico, dovesse ricoprire una posizione
importante nei commerci calcidesi
all’interno dell’area dello Stretto ed
anche con altre zone al di fuori di
essa, ruolo che continuerà a possedere
anche nei periodi successivi e
che sarà causa della fortuna e della
ricchezza sua e dei suoi abitanti.
Fonti:
Tucidide : All'origine Zancle nacque
ad opera di un drappello di corsari
sbarcati da Cuma, la città calcidica
nella regione degli Opici: in seguito,
da Calcide e dal resto dell'Eubea
passò un gruppo popoloso di coloni
che cominciarono a distribuirsi i
poderi. Ne furono nominati ecisti
Periere e Cratemene, l'uno in arrivo
da Cuma, l'altro da Calcide. Il
nome di Zancle fu scelto inizialmente
dai Siculi, poiché il luogo
presenta una forma falcata (i Siculi
designano la falce con il vocabolo «zanclo»).