Una
lapide all’in gresso recitava: “ Ut mercatorum utilitati
civium ornamento regiae urbis Messanae regni protometropolis dignitati
consuleretur…” (Messina città nobilissima –
Buonfiglio- ostanzo – Venezia 1606).
Un elenco del 1586 di mercanti messinesi e stranieri, riporta nomi
di famiglie ancor oggi esistenti: Ansalone, Arena, Bonfiglio, Crisafi,
Di Blasi, Donato, Foti, Galletta, Lanza, Marullo, Pellegrino, Trimarchi,
Beppe Vadalà.
Si istituisce il Consolato della Seta, composto nella sua massima
espressione da: un nobile, un senatore, un mercante, un tessitore,
un filatore, un tintore. Messina diviene la capitale della seta,
centro di raffinatissime produzioni di pregiati e lussuosi tessuti:?damaschi,
broccati intarsiati di filature d’oro e d’argento, e
rasi, velluti, taffetà, drappi, che raggiungevano i più
importanti mercati del tempo: Genova, Venezia, la Toscana, Bologna
e l’Olanda, la Francia, l’Inghilterra, la Spagna, finanche
la Turchia ed altri mercati orientali. La “Seta fior di Messina”
era apprezzata e ricercata dalle più raffinate corti dell’epoca.
Le gabelle sulla seta che poteva imporre il Senato messinese, per
concessione di privilegio reale, costituivano una buona metà
dell’imposizione amministrativa complessiva. L’opulenza,
il lusso, l’espansione demografica, rendono splendida la città
urbanisticamente ed architettonicamente.
Ma tanto più in alto ti portano gli accadimenti, tanto più
rovinosa sarà la caduta. Messina riesce a superare la dura
repressione spagnola del 1678, ma subisce una violenta battuta d’arresto
con la peste del 1743. Il porto viene chiuso, la città isolata
per un biennio, scompaiono molti maestri d’arte serica, il
te. Ma tanto più

in alto ti portano gli accadimenti, tanto
più rovinosa sarà la caduta. Messina riesce a superare
la dura repressione spagnola del 1678, ma subisce una violenta battuta
d’arresto con la peste del 1743.Il porto viene chiuso, la
città isolata per un biennio,scompaiono molti maestri d’arte
serica, il commercio viene sconvolto, migliaia di vittime riducono
drasticamente la popolazione. Appare un’impresa immane risollevare
l’economia cittadina. Seppure manifatture seriche e telai
in attività continuano a produrre, il periodo aureo è
definitivamente alle spalle.Ad accelerare la decadenza ci pensa
il disastroso terremoto del 1783. La città viene devastata,
quasi tutto ciò che restava della attività serica
è sotto le macerie. Ancora una volta accadimenti imprevedibili
schiacciano la città. La storia successiva è caratterizzata
dall’avvento della seta indiana importata dagli inglesi, dalla
soppressione dei Consolati, dall’apertura dei valichi alpini
che privi-legiano le produzioni lombardo-piemontesi, dalle diverse
richieste di mercato di prodotti siciliani quali agrumi, vini olio.
Scompare definitivamente la coltura del gelso e l’allevamento
del baco da seta.
E’ vero che ogni ciclo prima o poi tende a chiudersi, è
nella natura delle cose terrene. Ma è anche vero che la fine
di ogni cosa segna l’inizio di qualcos’altro. Bene,
correva l’anno 1822 (soppressione del Consolato della Seta),
stiamo ancora aspettando…