Se potessi questa notte sentirmi solo!
Solo notte, solo ombra, solo vertigine.
Se potessi stringere le tenebre
unitamente alle viscere
e non sentire più la smania di aggrapparmi
a questo cielo ad uncino
che mi artiglia la mente
che mi ancora all'abisso.
Se potessi questa notte sentirmi solo!
Solo sangue, solo acqua, solo respiro.
Se potessi scomporre le parole
unitamente alle stelle
e non sentire più la smania di sognare
di questo mondo di gesso
che mi apre le braccia
che mi cinge d'alloro.
Se potessi questa notte voalre più in alto!
Più in altro del volo, più in alto dell'alto.
Se potessi solo esser me
unitamente a me stesso,
non sentirei più la smania di scoprire
queso buio di intenti
che mi aspetta al portone,
che mi chiama torpore.
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Alberi, strade, maree, porti, derive,
s'approssima una stella e crepita
nel precipizio dove il mare s'accquatta
e un fermentar di lune spande e sparisce.
Riemergono volti, verità e speranze
nell'effige incorrotta di una sofferenza abusata,
gronda di sangue e di terra friabile al tatto
ardente d'amore in ogni gelido languire.
E spumano, minute e frammentate onde,
che si potranno al cielo riunire e ingigantirsi
oltre il cumulo delle pietre dei "senza peccato",
su oceani di sole che li chiamano a gran luce.
Alberi, strade, maree, carri, trincee,
per quella stella si muove un popolo,
uno stormo d'umanità che cementa variopinto
lo scorrere perpetuo di carne e coscienza
e che si erge affilato incontro all'orizzonte,
come vortice scagliato da fondali ribollenti,
estirpando la massa carnivora degli orrori
dai desideri tarpati in ali e ossa martoriate.
Le madri con il petto proteso e le braccia
e gli sguardi a quell'invocata vicinanza
non smettono di scrutare, da ogni lacrima,
i cortili dove il girotondo dei bambini
senza pregiudizio e senza reverenza si mescola
col balenio dell'alba; ed è Pace ed è Sorgente,
ed è danza e radice che allo sfociare del pianto
torna ad avvitarsi nell'ascesa della vita. |