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Fonte: Il Giornale
Anm avverte: "Sanzioni a toghe che non rispettano i tempi è scelta punitiva"
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Sanzioni per i magistrati che non rispettano i tempi dei processi. È questa una delle norme previste nel ddl di riforma della giustizia.

"In questi termini è un intervento muscolare, un pugno battuto sul tavolo. Un intervento apparentemente risolutivo che sconta un difetto nelle premesse. Dire che un'indagine deve durare un certo tempo salvo poi determinare conseguenze disciplinari e processuali senza chiedersi perché c'è un certo numero di procedimenti pendenti è una risposta sbagliata, apparente risolutiva ma draconiana e punitiva", ha commentato il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Poniz, intervistato a Radio anch'io.

"La riforma della giustizia non ha nessun intento punitivo", ha spiegato in diretta Facebook il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, replicando alle osservazioni dell'Anm.

La riforma fissa a sei anni complessivi i tempi dei processi: chi non li rispetterà, ricerverà una sanzione disciplinare. "Siamo d'accordo sulla finalità ma non riteniamo che le modalità scelte siano coerenti con quelle finalità", ha continuato Poniz. I magistrati sono "perfettamente in linea" con l'obiettivo di avere "processi che durano meno" perseguito dal ministro Bonafede con la sua riforma, ma "la soluzione è complicata, serve un intervento sulla struttura del processo perché bisogna incentivare riti alternativi, aumentare i patteggiamenti e eliminare le cose superflue".

La riforma della prescrizione "è un intervento importante per i tempi dei processi", ha spiegato il presidente dell'Anm rilevando però che "c'è un equivoco di fondo: perché con la riforma della prescrizione i processi dovrebbero durare all'infinito?". Secondo Poniz, infatti, lo stop alla prescrizione previsto dalla riforma (la cui entrata in vigore è stabilita al primo gennaio prossimo) dopo la sentenza di primo grado "può dissuadere dal presentare ricorsi strumentali".

Poniz è poi intervenuto sul tema della separazione delle carriere che,a suo avviso, "non c'entra nulla con i tempi e l'efficienza dei processi. È un tema diverso ed eccentrico dal punto di vista logico giuridico e ha a che fare con lo statuto del pubblico ministero e con la sua carriera separata da quella del giudice", ha concluso.
1 Agosto 2019



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