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Fonte: Huffington post
Due navi in cerca di porto. Sfida a Salvini da Sea-Eye: "Andiamo verso Lampedusa"
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Dopo l’ennesima notte trascorsa in mare, la nave Alan Kurdi della Sea Eye tedesca sfida Matteo Salvini che a sua volta ha aperto un caso diplomatico con Germania: “Con 65 persone soccorse a bordo ci stiamo dirigendo verso Lampedusa. Non siamo intimiditi da un ministro dell’Interno ma siamo diretti verso il più vicino porto sicuro. Si applica la legge del mare, anche quando qualche rappresentante di governo rifiuta di crederlo”.

A bordo dell’imbarcazione è stato appena notifica dalla Guardia di Finanza il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali italiane, già firmato ieri dai ministri Salvini, Toninelli e Trenta. Lo stesso firmato anche la nave Alex dell’Ong italiana Mediterranea.

Tutto ha inizio nel cuore della notte tra giovedì e venerdì. Sono passate da poco le due di notte quando Salvini prende il cellulare in mano, chiama e sveglia i ministri dei Trasporti e della Difesa: “Firmiamo subito il divieto di ingresso nelle nostre acque per la Mediterranea”. Ecco fatto. Ci risiamo. Dopo l’odissea della Sea Watch, ci sono altre due imbarcazioni delle Ong cariche di migranti salvati al largo della Libia in mezzo al mare senza un porto dove andare. La prima è il veliero “Alex” di Mediterranea Saving humans con 54 persone a bordo, l’altra è la nave “Alan Kurdi” della Sea-eye con 65 migranti.

Il caso Sea Eye rischia di riproporre l’impasse della Sea Watch, con la Germania disponibile a fare la sua parte nel ricollocare i migranti, purché prima la nave raggiunga un porto sicuro. Cosa che l’Italia non intende concedere e il ministro Salvini scrive al suo omologo tedesco intimandogli di occuparsene loro, piuttosto alla Ong tedesca il titolare del Viminale offre un porto in Libia, rifiutato perché non considerato sicuro.

La vicenda Mediterranea, invece, venerdì trova una soluzione che in breve tempo si rivela fallimentare. Si tratta di uno “scambio” tra Italia e Malta: i 54 migranti salvati dal veliero sarebbero dovuti andare a Malta attraverso una nave militare italiana e da Malta invece l’Italia avrebbe prelevato 55 migranti presenti sull’isola. Il tutto però vincolato a un aspetto fondamentale: il ministro dell’Interno pretende che l’imbarcazione attracchi a Malta e che qui venga processato l’equipaggio. Condizione che la Ong Mediterranea non può accettare: “Impossibile affrontare 15 ore di navigazione”. Salvini si infuria: “Una provocazione assurda, una scorciatoia per dribblare le norme di un altro Paese membro dell’Unione europea”. Le intense negoziazioni finiscono così con un nulla di fatto nonostante giovedì sera ci fossero stati contatti al alti livelli tra Italia e Malta.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, mentre si trova a Villa Madama con il presidente Putin, riceve infatti la telefonata del premier maltese Joseph Muscat che gli comunica la volontà di accogliere i 54 naufraghi soccorsi dalla nave Alex. La telefonata, che avrebbe dovuto portare a una soluzione immediata, in realtà diventa l’inizio di uno stallo che dà l’idea della bolla mediatica che il titolare del Viminale sta costruendo attorno alle politiche sull’immigrazione prevedendo, con ogni probabilità, anche il rifiuto della nave Alex di entrare in porto a Malta con il rischio di essere sequestrata. Ed è così che il vicepremier leghista ha la possibilità di alzare il livello dello scontro con le Ong.

Quindi, riavvolgendo il nastro, per tutto il giorno la Mediterranea resta vicina alle acque italiane e batte bandiera italiana, ma Salvini, come si è detto, ne impedisce l’ingresso nonostante le garanzie maltesi. Di conseguenza l’imbarcazione dovrebbe arrivare necessariamente fino a Malta con i migranti a bordo. “Impossibile”, comunicano dalla Mediterranea: “A causa delle condizioni psicofisiche delle persone a bordo e delle caratteristiche della nave, non siamo in grado di affrontare la traversata verso Malta. Ma siamo disponibili a trasferire i naufraghi su motovedette maltesi o della Guardia Costiera italiana”. Tuttavia per ore all’orizzonte non si vede nessuno. Nel frattempo il sole batte a picco sulla nave Alex, a bordo ci sono bambini e anche una donna incinta al settimo mese. L’equipaggio stende in alto teloni termici per dare un po’ di refrigerio alle persone, ma la situazione per oltre sessanta persone su una barca di neanche venti metri diventa insostenibile.

Passa il tempo e finalmente viene autorizzata l’evacuazione di 13 migranti definiti “vulnerabili” perché in condizioni di difficoltà o minori. In breve tempo vengono trasportati a Lampedusa. Ne restano a bordo 41. Ed ecco una nuova comunicazione dell’equipaggio della nave: “Sono passate tre ore da quando il ministero della Difesa ha annunciato di aver messo a disposizione navi” della Marina Militare “per evacuazione, trasferimento e sbarco a Malta delle 41 persone salvate. Niente pare muoversi. Chi sta intralciando l’operazione?”.

I contatti tra Conte, Salvini e Trenta sono costanti ma il ministro dell’Interno vuole la rassicurazione che, una volta trasferiti i migranti sulle motovedette in direzione Malta, la Mediterranea “accetti di dirigersi verso La Valletta per sottoporsi alle normali e doverose verifiche di legge”. Solo in questo modo l’accordo tra Italia e Malta sarà davvero chiuso. Chiuso con lo scambio di migranti. Ma ancora i migranti sono in mezzo al mare.

Così come lo sono quelli della nave Alan Kurdi della Sea Eye, battente bandiera tedesca. Anche per lei arriva il divieto di entrare in acque italiane. E Salvini invia una lettera indirizzata al ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer in cui dice che è “necessario e urgente che la Germania intervenga nei confronti della nave e del suo comandante. Competenza e responsabilità sono esclusivamente sue”.

Una reazione alle parole della portavoce Martina Fiez: “Salvare vite in mare è un compito europeo”, è l’incipit delle comunicazioni del governo tedesco, “e precisiamo ancora una volta che il nostro obiettivo è trovare una soluzione veloce: si tratta di trovare un porto sicuro e di chiarire la questione della redistribuzione” in ambito europeo.

La risposta di Salvini non lascia spazio alla mediazione: “L’Italia non intende più essere l’unico hotspot dell’Europa. Il quadro normativo vigente prevede una chiara responsabilità dello Stato di bandiera anche con riferimento alla rapida individuazione di un approdo per la nave. Qualsiasi eventuale deterioramento della situazione a bordo non potrà non ricadere nell’esclusiva responsabilità dello stato di bandiera e del comandante”. La nave per adesso resta in mezzo al mare con i 65 migranti a bordo.
6 Luglio 2019



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