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Fonte: Il Giornale
La maggioranza musulmana odia le donne
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La protesta nazionale contro il verdetto che a Islamabad, per mancanza di prove oltre ogni ragionevole dubbio, ha assolto Asia Bibi dal reato di blasfemia, conferma ancora una volta l'odio della maggioranza islamica per le donne.

Le forze dell'ordine presidiano le chiese perché Asia Bibi ha una doppia colpa: l'essere donna e per giunta cristiana. La Bibi era in galera perché tre colleghe sostenevano avesse pronunciato una frase blasfema: «Gesù Cristo è morto per me, Maometto per voi cosa ha fatto?». Una caccia alle streghe basata su un fanatismo ideologico che riporta il mondo nel tardo medioevo, in cui la strega era arsa viva per aver colpito vittime maschili, specialmente nella loro virilità. L'odio nutrito per Asia Bibi origina nella misoginia più che nella fede per il profeta. Sigmund Freud distingueva due forme di avversione per le donne. In un caso l'odio nasce da un conflitto di natura omosessuale, nell'altro, la ginefobia, è dovuta a una forte ansia da castrazione.

Nel mondo arabo una visione rigida e stereotipata dei ruoli femminili dipinge l'uomo come forte ed erudito mentre la donna, sciocca e tentatrice, è da dominare anche attraverso la violenza. «Lo stupro è un brutto atto solo all'inizio, poi quando la donna diventa calma si gode come in un rapporto sessuale normale», con questa frase il mediatore culturale pakistano, Abid Jee, commentava uno stupro compiuto su una spiaggia riminese da quattro maghrebini. Per gli islamici osservanti la sharia, la donna è fonte di frustrazione e pericolo.

È a lei che spetta arginare gli istinti dell'uomo ed è sua la colpa se è stuprata e disprezzata, se a qualsiasi età ha bisogno di un guardiano maschio senza il quale non può uscire dalla casa coniugale. Anche mutilata in giovane età, affinché il suo desiderio sia stroncato in una fase prepuberale, subisce molestie continue perché impersona la figura del diavolo tentatore. Per evitare desideri donne e uomini sono incoraggiati a intrattenere amicizie intime solo con persone dello stesso sesso.

La segregazione della donna incoraggia così le relazioni omosessuali di ripiego, permettendo al maschio di avere rapporti prematrimoniali senza incorrere alle pene inflitte a chi è scoperto con una donna che non sia la moglie. L'omosessualità è molto praticata ma formalmente condannata. In un contesto altamente misogino le donne si trasformano nella fonte principale dei problemi maschili, diventano capro espiatorio perché accolgono su se stesse le colpe di una cultura che vuole opprimere istinti ineluttabili. Sulla donna araba non pesano soltanto religione e stereotipi sessisti ma l'odio generato da motivi inconsci profondi: essere la causa di un peccato, omosessuale o eterosessuale, per cui si rischia di morire.
3 Novembre 2018



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