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Fonte: Il Giornale
PD: tutti contro tutti
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Altro che tregua armata, nel Pd il giorno dopo l'assemblea nazionale è già tutti contro tutti. A scatenare il polverone è stato l'intervento di Matteo Renzi.

Non solo per le sue durissime critiche alla minoranza dem, ma anche per le stoccate, per certi versi inaspettate, al governo Gentiloni. Il segretario neo eletto, Maurizio Martina, non l'ha presa bene. "Le critiche di Renzi a Gentiloni sono sbagliate e ingiuste, non le ho condivise.

Basta dividersi così tra noi, io voglio un Pd diverso". E ancora: "Va attaccata la destra pericolosa ora al governo, non chi di noi ha servito bene il Paese". Renzi però nega le accuse: "Da noi nessuna polemica, solo politica: basta ascoltare", scrive su Twitter, postando il video dell’intervento all’assemblea del Pd. "Immigrazione, economia, Europa e molto altro. Se qualcuno vuole confrontarsi su tutto (anche vitalizi o voucher) ci siamo", scrive l’ex premier.

Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, è l'unico che ha già preannunciato di volersi candidare per la guida del partito. "Il Pd si muove - scrive su Fb -. Con fatica, ma finalmente si muove. Al bando ora ogni conservatorismo o nostalgia del passato con ricette che hanno fallito. Dobbiamo guardare avanti. Quando ci riusciamo il Pd vince, insieme a tanti altri, anche ora.

Bene dunque la proposta di Martina per svolgere il congresso nei tempi politici giusti, prima delle decisive elezioni amministrative ed europee. Non possiamo andare avanti con analisi e ricette superate, occorre riaccendere speranze, passioni, partecipazione e fiducia nel futuro in una ricerca nuova. Ci attendono mesi di lotta politica contro la destra e di grande sforzo intellettuale e culturale per invertire la nostra rotta. Costruiamo in tutto il paese in maniera aperta 'comitati per l'alternativa' per chiamare a raccolta chi vuole cambiare - conclude Zingaretti- e ridare agli italiani un futuro".

"Mi è sembrato un tono inutilmente polemico quello di Renzi ieri", ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. A chi gli ha chiesto se il neo senatore ed ex segretario del Pd possa essere ancora la guida del partito, ha risposto: "Non penso in questo momento, stando anche a quello che aveva detto, che avrebbe fatto un passo indietro. Non credo debba essere il candidato per la prossima segreteria.

Ma non credo nemmeno francamente che lui lo voglia fare. Su questo non ho dubbi. Probabilmente non si tirerà indietro, ma non credo si voglia candidare in maniera diretta". Per Sala "non sarebbe un bene per il Pd" perchè "si tornerebbe al problema dell'uomo o della donna sola al comando, che è il modello più sbagliato in questo momento perchè non c'è una candidatura così forte da poter andare avanti da sola. Quindi è molto meglio collegialità".

A criticare Renzi è anche Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro nel secondo governo Prodi. "Ottima la scelta di Martina segretario. Adesso ci aspettiamo segnali di discontinuità nella conduzione politica e sui contenuti. L'intervento di Renzi di ieri è stato divisivo e obsoleto: una minestra riscaldata di luoghi comuni che l'ex segretario ci propina da ormai lungo tempo e che ci ha condotti alle sconfitte elettorali.

Assurdo e rancoroso l'attacco a Gentiloni". "Quello che però è più preoccupante - aggiunge - è il suo posizionamento politico: sui temi del lavoro e dello Stato sociale Renzi non si discosta dalle tesi liberiste. La difesa del Jobs Act è anacronistica: aver reso facili e poco costosi i licenziamenti, andando ben oltre le stesse politiche della destra, è stato un grave errore strategico che abbiamo pagato alle elezioni"

Per l'ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, "l'assemblea del Pd è riassumibile in questo modo. Siamo fermi al "chi ha sbagliato". Renzi dice Gentiloni, la minoranza dice Renzi, si congela tutto per sette mesi mentre il paese vive una stagione politica e di Governo drammatica. Così non si va da nessuna parte. È un partito in crisi puberale dal 5 marzo.

Ci aspettano almeno sei mesi di discussioni cogressuali totalmente concentrate sull'ombelico di una classe dirigente in scontro perenne. Bisogna andare oltre. Preparando la rifondazione di un fronte progressista ampio e articolato, capace di proporre soluzioni e mobilitare energie civiche. Le elezioni potrebbero essere molto più vicine del previsto e i tempi del Pd non corrispondono a quelli del paese".
9 Luglio 2018



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