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Fonte: Il Giornale
"Accordo su 10 temi". Ma ancora mancano le soluzioni ai problemi
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Tante convergenze ma anche molti nodi rognosi. Tante chiacchiere ma anche poca sostanza.
Il contratto di governo firmato da Lega e M5s

«Contratto per il governo del cambiamento», è il nome che hanno dato al terreno su cui Movimento 5 Stelle e Lega porrebbero le fondamenta per il loro programma di governo.

Le copie in formato digitale della bozza di contratto erano a disposizione dei tecnici delle delegazioni dei due partiti che ieri pomeriggio sono salute fino al 23esimo piano del Pirellone a Milano. Si articola in ventidue punti ed è lunga ventisei pagine. Sopra al titolo ci sono i simboli delle due forze politiche. Dentro c'è un po' di tutto: dal reddito di cittadinanza alla flat tax, passando per le modifiche del sistema previdenziale. Tuttavia per ognuno di quei punti scarseggiano le spiegazioni e le istruzioni per metterli in pratica.

L'idea è stata quella di procedere su tutti i punti trattati in campagna elettorale. Nell'elenco c'è anche il conflitto di interessi, ma su questo tema così delicato anche per i rapporti con Silvio Berlusconi si attende il via libera dei tecnici leghisti. Ampio spazio al tema della giustizia. Due i punti fondamentali: certezza della pena, tema caro a entrambe le parti, e l'aumento delle strutture carcerarie, come chiesto dal Carroccio. Su quest'ultimo punto fino a non molto tempo fa i grillini erano contrari.

I paragrafi più rilevanti restano quelli fiscali, con il reddito di cittadinanza dal 2019 e la flat tax, su cui M5s e Lega hanno scelto la non belligeranza. Il primo prevede 780 euro al mese per due anni a chi ha perso il lavoro, previa ristrutturazione dei centri per l'impiego. Viene confermato il punto di caduta trovato con la Lega che chiedeva ai 5 Stelle di vincolare il sussidio a un periodo limitato di tempo.

La flat tax prevede un'aliquota unica al 15% come da programma leghista e sarà applicata al reddito familiare. Soltanto due saranno gli scaglioni per l'ottenimento di una deduzione fissa di 3.000 euro. Il primo scaglione è formato da tutti i redditi familiari fino a 35.000 euro entro il quale a ogni componente spetta la deduzione, il secondo, invece, da 35.000 a 50.000 e prevede la deduzione fissa solo per i familiari a carico. Da discutere l'ipotesi di una seconda aliquota del 20 per cento per chi ha redditi sopra gli 80mila euro l'anno.

Il capitolo sull'immigrazione non contempla l'abolizione del reato di immigrazione clandestina, su cui gli attivisti Cinque stelle nel 2014 si erano espressi a favore - ma già nell'ultimo programma di governo non compariva. Sono previsti i rimpatri degli immigrati irregolari e una fortissima stretta sugli sbarchi.

Vi sarebbero il via libera a una prima allocazione di 5 miliardi per «ritoccare» la legge Fornero anche se non si dice dove troveranno poi i soldi, oltre all'introduzione della «quota 100» per la previdenza. Sarebbe passata la linea della Lega contro la chiusura dell'Ilva anche se i Cinque stelle avevano una posizione diversa. Di nomi non se n'è parlato, anche perché c'è tempo anche domani per farlo visto che Luigi Di Maio resterà a Milano e quello probabilmente sarà, tra tutti, il più ostico nodo da sciogliere. I galli sono sempre due.
13 Maggio 2018



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