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Fonte: Il Giornale
Chiese in difficoltà: un cattolico su tre va a messa e le vocazioni sono in calo
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Un lento, inesorabile rinsecchimento. Meno parrocchie: meno sacerdoti, meno Messe e meno pellegrini. Un Paese che scivola silenziosamente nell'indifferenza religiosa.

Le prove? Partiamo dai dati della Direzione centrale degli affari dei culti del Ministero dell'Interno, incaricato di concedere personalità giuridica agli enti religiosi, parrocchie comprese. Tra il 2012 e il 2016 è stata concessa personalità giuridica a 46 nuove parrocchie ed è stata tolta a 101. Risultato: in 5 anni in Italia sono sparite 55 parrocchie, quasi una al mese e quasi tutte concentrate nell'ultimo anno, il 2016, quando sono state soppresse ben 40 parrocchie. Sempre nel 2016 sono stati riconosciuti, però, 4 nuovi monasteri cattolici e ne è stato soppresso 1; sono state riconosciute 8 confraternite e soppresse 7.

Le parrocchie chiudono anche perché gli italiani che ci entrano sono sempre meno. I grafici in queste pagine, realizzati dal sito di data journalism Truenumbers.it, mostra l'andamento del numero degli italiani che dichiarano, all'Istat, di andare in Chiesa almeno una volta la settimana, tipicamente la domenica per partecipare alla Messa. Nel 2007 gli italiani che hanno risposto «sì» sono stati il 33,3% del totale, nel 2016 sono stati il 27,5% con un calo di 5,8 punti percentuali. Parallelamente quelli che dicevano che non andavano mai in Chiesa sono passati dal 18,2% del 2007 al 22,7% 10 anni dopo: più 4,5%.

Meno luoghi di culto, meno italiani che li frequentano e anche meno vocazioni. In questo caso i dati arrivano direttamente dal Vaticano e riguardano i seminaristi maggiori, cioè quelle persone che, dopo aver accertato la propria vocazione sacerdotale, decidono di frequentare studi di livello universitario nei seminari con lo scopo di diventare sacerdoti. Ebbene: il numero dei seminaristi maggiori in Europa è calato tra il 2011 e il 2014 del 17,5%, il maggior calo tra tutte le aree del pianeta (quelli americani sono calati della metà).

A compensare il calo delle vocazioni in Occidente sono i seminaristi di origine africana che in questi anni sono aumentati del 21%. È soprattutto grazie a loro se i candidati al sacerdozio nel pianeta non sono crollati: erano 114.439 del 2005 e sono diventati 116.939 nel 2014. Ci saranno più preti, insomma, che, almeno in Italia, troveranno però una Chiesa con meno Chiese e con meno fedeli dentro.

Così sono meno i pellegrini che si recano alle udienze papali. Nel grafico in queste pagine Truenumbers.it ha elaborato i dati ufficiali del Bollettino vaticano mettendo in relazione il numero delle udienze generali guidate dal Pontefice in carica con il numero di persone che vi partecipano. Da tener presente che il numero delle udienze generali è diverso di anno in anno e cambia da Papa a Papa.

Per esempio: nel 2003 e 2004 San Giovanni Paolo II ha stabilito il record del numero di udienze per anno, 48, scese a 36 nel 2005, anno della sua morte e dell'inizio, il 19 aprile, del papato di Benedetto XVI. La media delle persone che partecipano alle udienze è in calo. Dopo il boom del 2013, primo anno di pontificato di Francesco, con 40.751 persone per ogni udienza, si è scesi a 17.721 nel 2016 che è comunque quasi il doppio degli 8.888 del 2011 quando pontefice era Benedetto XVI.

Ultimo dato molto interessante riguarda le istanze di annullamento dei matrimoni. In questo caso sono stati presi in considerazione solo i numeri del Tribunale ecclesiastico regionale lombardo, uno dei pochissimi che rende disponibili regolarmente i dati ufficiali. Il dato è interessante soprattutto dopo la riforma introdotta da Papa Bergoglio nel 2015 che velocizza le pratiche. Gli effetti devono ancora dispiegarsi completamente perché nel 2016 le richieste di accesso al processo breve sono state solo 15 delle quali 4 ammesse.

Dalle 143 richieste di annullamento del 2015 si è passati alle 183 l'anno successivo: uno in più rispetto ai 182 del 2010. Sempre nel 2016 i matrimoni dichiarati nulli sono stati 134. I principali motivi per i quali, in primo grado, si è ritenuto di annullare il matrimonio sono, nell'ordine: incapacità psichica, esclusione dell'indissolubilità ed esclusione della prole, cioè della volontà di fare figli. Tout se tient.
11 Febbraio 2018



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