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Fonte: Il Giornale
Né Slovenia né Croazia: questa terra è italiana
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Rijeka? No, Fiume! Dubrovnik? No, Ragusa! Kobarid? Macché, quella è Caporetto!

Né Slovenia, né Croazia: questa terra è italiana. Lo era, lo è e sempre lo sarà, ma purtroppo al momento è invasa dai discendenti di quell’assassino di Tito.

Secondo un censimento del 2011, solo in Croazia, oggi ci sarebbero 17.000 italiani ed a questi si devono aggiungere circa 5.000 italiani in Slovenia.

Fu in primis la politica anti-italiana dell’imperatore Francesco Giuseppe (1877) che comportò la de-italianizzazione di queste terre, tramite una sistematica “germanizzazione e slavizzazione”: fu così che nel 1918 venne creato il Regno Jugoslavo, in forza del quale le città e le isole dalmate (da sempre italiane) di Spalato, Curzola, Lesina, Traù, Ragusa e Cattaro divennero jugoslave.

Questo fu solo il primo esodo, nei primi anni venti del secolo passato. Un esodo dimenticato poiché surclassato da quello più grande e più recente: l’esodo dall’Istria e da Fiume dopo il secondo conflitto mondiale, con l’arrivo del Maresciallo Tito e la nuova Jugoslavia comunista. In realtà, anche le meno note guerre di secessione delle Repubbliche federative in Jugoslavia del 1991-95 hanno fatto parecchi danni agli italiani rimasti in Istria, Fiume e Dalmazia.

Ogni vero italiano in cuor suo spera che su queste terre possa tornare a sventolare l’agognato tricolore italiano e che quegli sfortunati compatrioti non debbano più essere obbligati a parlare una lingua straniera.

Molti italiani oggi sono riuniti sotto l’ala dell’Associazione Italiani in Croazia che -come ci spiega Giorgio Martinic, Presidente dell’Associazione- «sviluppa e promuove attività etniche e nazionali, culturali e sociali, promuovendo forum pubblici, conferenze, mostre, eventi culturali e manifestazioni, favorendo l’apprendimento della lingua italiana, dei costumi, del patrimonio culturale e dei valori etico-culturali e storici italiani”».

Inoltre, l’associazione si propone di favorire i collegamenti con espatriati di nazionalità e/o cittadinanza italiana, nonché di garantire assistenza legale a tutti gli italiani che si trovino in Croazia.

volo-su-vienna-2«Oggi in Croazia è facile vedere i canali della tv italiana, leggere giornali italiani online, comunicare in lingua italiana attraverso i social: la tecnologia ci permette un sacco di cose che prima ci erano precluse, continua Martinic, ed è stato proprio su Facebook che abbiamo cominciato la nostra attività, per passare poi ad una organizzazione vera e propria, registrata ufficialmente a luglio 2016».

Nell’attesa che un novello D’Annunzio parta da Ronchi alla volta di Fiume, Giorgio Martinic e la sua associazione sono, di fatto, l’ultimo baluardo d’italianità in questa nostra regione, purtroppo ancora sotto il gioco rosso dello straniero.
1 Novembre 2017



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