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Una scatoletta di cibo per gatti
Di Pippo Nostro, Giovedý 1 Marzo 2012 - Commenti (1)

Durante un annoiato esercizio di zapping televisivo, la mia attenzione è stata rapita da una sequenza che rappresentava un gruppo di bambini accalcati attorno ad una suora. Questa, a sua volta, li ricambiava con carezze e sorrisi. Era uno dei tanti servizi televisivi che documentano condizioni e momenti di “vita” di comunità con spazi scuola e ospedali, di fortuna, gestiti da diverse istituzioni di volontariato. Ne esistono tanti di questi siti in Africa, Asia, America Latina e forse anche in Europa, dovunque la miseria è ancora padrona dei luoghi. Ad un certo punto la telecamera stringe sulla suora, che intervistata, si lasciava sfuggire le lacrime dicendo: “… pensi, una scatoletta di cibo per gatti è l’equivalente di un giorno di latte per questi bambini”. Una frustata! Una considerazione così semplice e di immediata comprensione da richiamare subito alla riflessione. La televisione continuava a proporre immagini e parole, ma la mia mente era rimasta bloccata su quella espressione. Nel mio pensiero si susseguivano guizzi di quotidianità, frotte di cani al guinzaglio placidamente scodinzolanti per le strade della città. Coreografia scontata di una società opulenta. Simbolo di compiacenza che cresce simmetricamente al pregio attribuito all’animale. Di contra, sconcerto e slalom quotidiano per le deiezioni canine abbandonate sui marciapiedi da conduttori o proprietari incivili. E poi ancora gatti, uccelli, criceti, iguane, una corsa all’accaparramento dell’animale più bello, più esotico, più stravagante, per inseguire una tendenza, una moda che egoisticamente priva questi animali del loro ambiente naturale per rinchiuderli in “gabbie dorate” dentro le mura domestiche. Vanità di vanità. E’ vero che a volte la valenza terapeutica dell’animale nei confronti del proprietario ne giustifica il possesso. Ma sono casi sporadici e comunque condotti responsabilmente.
In questo percorso fantasioso, mi chiedevo quante scatolette di cibo si acquistano e quante confezioni di latte non arriveranno mai a quei bambini pronti a donarti subito il loro sorriso gratuitamente. Quale stridore tra questo contesto e la nostra società, arroccata su aride posizioni di privilegio, timorosa di perdere qualche briciola del proprio benessere. Con quanta fatica spesso si esprimono semplici gesti di solidarietà. Il nostro tessuto sociale è intriso di edonismo e profitto, con una disattenzione e un distacco sempre più evidenti verso chi, meno fortunato, avrebbe bisogno di una mano. Eppure televisione e stampa ci propongono spesso diverse opzioni di partecipazione solidale, un mezzo per godere, figurativamente, dell’abbraccio e del sorriso di un bimbo.
No, non è una rappresentazione mielosa maturata in un grigio pomeriggio invernale. E’ la raffigurazione di un aspetto umano sempre più dominante: spendere con disinvoltura e leggerezza per i propri vizi ed essere munifici, se mai, col denaro degli altri.

C’è tanta opulenza intorno ma ancor più un preoccupante aumento delle sacche di povertà, di miseria. Proviamo per qualche attimo a volare lontano, uscire dal nostro monotono e sbiadito “io” e ridare colore alla nostra esistenza. Una scatoletta di cibo per animali in meno potrebbe significare la libertà per delle povere bestie e la vita per dei poveri bimbi.


Fonte foto:

                     




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Commenti



Siamo troppo presi dai nostri problemi che troppo spesso dimentichiamo quanto un piccolo gesto possa fare la differenza.
Cavoli, una scatoletta di cibo per gatti...Ŕ vergognoso !!!

Giovanni Faraone 01/03/2012 13:09



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