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Ai vertici dell'Europa
Di Pippo Nostro, Martedė 7 Febbraio 2012 - Commenti (0)

Si respira una nuova aria. L’Italia “sorvegliata speciale” si avvia ad essere “prima della classe”. E non è esagerato trarre questa conclusione vista l’attenzione ed il consenso ricevuto da Mario Monti alla London Stock Exchange, dove Monti ha incontrato una vasta rappresentanza internazionale della finanza “ che conta”, per parlare di un’altra Italia, diversa da quella raccontata dall’agenzia Standard & Poor’s. Un’Italia ricca di potenzialità, che ha voglia di crescere, che possiede eccellenze, infrastrutture, aziende e capitali in grado di trasformare un momento di crisi in una opportunità di sviluppo. Non è un caso se da quel meeting le tensioni sul nostro paese si sono allentate e conseguentemente lo spread sul debito pubblico ha intrapreso un percorso inverso. Mario Monti è oggi additato come l’uomo che può tirare fuori dalla crisi l’Europa e conseguentemente l’economia occidentale. Ha preso autorevolmente il posto occupato indebitamente dalla coppia Merkel-Sarkozy ormai screditata dai continui insuccessi conseguiti nel tentativo di risolvere una crisi che hanno ulteriormente aggravata. E’ su Monti e non solo che sono puntati gli occhi della finanza internazionale. Un’altra eccellenza italiana sta facendo scuola ai vertici istituzionali europei: Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea. Dal suo insediamento l’1 Novembre 2011, ha abbassato il tasso di riferimento europeo per ben due volte per complessivi 50 punti, portando il tasso di sconto all’1%. Linea di pensiero completamente antitetica a quella del suo predecessore Jean Claude Trichet. Di più, Draghi ha inventato e messo in atto un finanziamento alle banche europee che lo richiedono, a basso tasso di interesse, che può essere assimilato al Quantitative Easing messo in atto da Ben Bernanke con la FED ma tecnicamente impossibile per la BCE. Facendo ricorso a questo finanziamento, che si ripeterà a fine febbraio, le banche hanno la possibilità di sanare i loro bilanci e disporre di nuova linfa per il credito alle imprese ed al retail. Certo in questo momento non godono di stima e fiducia le banche, alle quali viene addossata gran parte della responsabilità del disastro che stiamo vivendo ma, “obtorto collo”, dobbiamo augurarci che l’operazione riesca (e così sarà) perché credo che a nessuno di noi farebbe piacere veder fallire una banca e con essa andare in fumo i propri risparmi. L’Italia consegue anche la guida di un’altra rilevante istituzione finanziaria europea: l’EBA – European Banking Authority- . La nuova autorità di vigilanza bancaria europea è guidata da Andrea Enria. Certo, improvvidamente e sbagliando i tempi (come gli ha rimproverato Mario Draghi) Enria ha imposto una regoletta alle banche europee che ha mandato in tilt soprattutto gli istituti italiani zeppi di titoli di debito. In sostanza ha imposto la valorizzazione ai prezzi di mercato (e non nominali) dei titoli di debito pubblico. Risultato: le sane banche italiane hanno dovuto svalutare i loro patrimoni, le marce banche francesi e tedesche zeppe di titoli tossici “CDS” hanno continuato a patrimonializzare il loro valore nominale. Ma tant’è, e a breve pare che l’Eba correggerà questa inopportuna regoletta. Bene. Sembra andare tutto per il verso giusto ma sorge spontaneo un interrogativo: poteva essere fatto tutto prima in Italia ed in Europa senza aspettare di trovarsi con le spalle al muro? Forse si. Ma non c’erano le condizioni.
Dalle nostre parti eravamo impegnati da tempo in una guerra di delegittimazione che ottenebrava le menti ed impediva l’attuazione di qualsiasi provvedimento.
L’Europa povera di “governance” si è avventurata in uno sconsiderato rigorismo che si è rivelato un rimedio peggiore del male.
Oggi, come dicevo, si respira una nuova aria. Ci sono le condizioni ottimali che permettono di porre in essere atti prima impensabili. Ci sono uomini liberi da condizionamenti elettorali che assicurano “la pagnotta”ad una mediocre deputazione. Uomini che vivono dei loro meriti e della loro sapienza. Economisti eccellenti che gli accadimenti hanno posto a capo di istituzioni vitali per uscire da una crisi dall’esito ancora imprevedibile.
Tre italiani, tre economisti, tre eccellenze ed un sistema economico da reinventare...non ci resta che attendere.


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