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La veritÓ c'Ŕ ma non si vede
Di Annamaria Raffa, Lunedý 30 Gennaio 2012 - Commenti (2)

Il Comandante, omaggiando tradizioni pericolose, naviga troppo vicino alla costa e troppo velocemente, al punto di non vedere in tempo una secca; effettua una brusca virata, ma urta la secca con lo scafo, nella parte posteriore della nave. La nave imbarca acqua e fuori controllo, dopo un breve tratto si arena sugli scogli, comincia ad inclinarsi e affonda; il comandante abbandona la nave, violando l’articolo 303 del codice della navigazione: “(…) Il comandante deve abbandonare la nave per ultimo, provvedendo in quanto possibile a salvare le carte e i libri di bordo, e gli oggetti di valore affidati alla sua custodia”.
Si dice che l’inchino fosse un’abitudine del Comandante; si dice che tale pratica fosse incoraggiata dalla compagnia navale per fini pubblicitari, alcuni dicono fosse persino un ordine; si dice la secca non fosse segnata sulle carte nautiche. Si dice che il comandante non fosse al timone al momento dell’urto ma occupato a prendersi i privilegi della sua posizione con la bionda e forse, si dice anche la mora. Oppure si dice fossein plancia, ma a far festa; si dice avesse bevuto troppo, si pensava fosse drogato; forse è anche adultero, perché non esiste in numero della cabina in cui alloggiava la ragazza bionda (e della mora? che fosse pure incline a eccessi in 3D? ). Si dice sia un salvatore, perché grazie alla sua manovra con 4229 passeggeri il bilancio è di 22 dispersi e 16 morti si dice, perché potrebbero esserci dei clandestini. Si dice che il Comandante ha lasciato per primo la nave, o forse, si dice quando mancavano solo 100 passeggeri da recuperare, certo esclusi i morti e i dispersi. Si dice sia inciampato nella scialuppa, si dice che le sue dichiarazioni sono state fraintese, il suo paese dice che è il comandante è un eroe.
Combinando gossip e tragedia, in Italia, l’aver violato un codice non sembra sufficientemente grave se non se ne violano altri due o tre, dov’è vero tutto e il contrario di tutto, le tinte devono essere forti, i particolari scabrosi, l’ enfasi allo stremo, le verità opposte ma le possibilità tutte contemplate, cosi che la verità si possa sempre ribaltare, nessuno ha sbagliato, tutti possiamo dire “io lo avevo detto”.


Fonte foto:

                     




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Si evince che fosse a conoscenza delle condizioni di sicurezza della propria nave in situazioni critiche...e infatti se ne Ŕ scappato fra i primi

Valentino Sturiale 02/02/2012 20:12



La veritÓ non pu˛ esistere al di fuori dell'esperienza ...e l'esperienza Ŕ una RealtÓ che entra in rapporto col proprio "io", dopo di che Ŕ possibile dire "mi corrisponde" oppure "non mi corrisponde". Senza questo esistono solo i "sentito dire".

Riccardo Tringali 30/01/2012 13:09



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Assistente Sociale
Terminato il liceo scientifico si laurea in Scienze politiche corso di studi di servizio sociale, presso l' UniversitÓ di Messina.
Ha esercitato la professione di assistente sociale e ogni altra professione le sia capitato di svolgere, sempre nell'ambito dei servizi sociali.