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Killing me softly
Di Annamaria Raffa, Martedý 20 Dicembre 2011 - Commenti (1)

Quando sentivo dire a mio padre “meglio cento colpevoli fuori che un innocente in carcere” credevo che fosse una sua frase, con l’ammirazione ceca che solo una figlia dodicenne può provare per il proprio padre (uomini, nessuna donna penderà più così dalle vostre labbra); era una frase che non condividevo, i numeri erano troppo impari. Con il tempo,  la sfiducia e il disincanto che mi allontana dai quei dodici anni, ho imparato che se la legge è uguale per tutti, per alcuni è più uguale, che non esiste una verità unica, e che non necessariamente  la verità giudiziaria è quella più vera.  Mi sono però sempre chiesta, nel caso non ci sia dubbio sulla colpevolezza dell’accusato, e questo venga condannato, come determinare la lunghezza della pena? Nel caso di reati in cui la volontà di compiere il male ha determinato una pianificazione dello stesso, compiuto con un’elevata ferocia, studiando anche come farla franca, fino a che punto si può credere  in una pena rieducativa? E’ possibile credere che ad un’azione cattiva non corrisponda un uomo sempre o totalmente cattivo? Chi mi uccide con una coltellata è meno colpevole di chi mi uccide con cento? Che un reato orrendo (pensate al reato che voi ritenete più deprecabile) possa essere solo un episodio occasionale? Tutti abbiamo odiato una persona, tutti abbiamo pensato di farle del male, quello che ci distingue e che poi, non lo abbiamo fatto: paura delle conseguenze, spirito cristiano, mancanza di sufficiente coraggio, o qualche volta per le circostanze? Per esempio, se accanto a me non fosse venuta ad abitare quella famiglia così chiassosa, forse non sarei mai diventato un pluriomicida, l’occasione si sa, fa l’uomo anche assassino? Pensate se quel gravissimo reato sopra venisse compiuto contro di voi o contro i vostri cari e che il colpevole rientri in quei  cento che mio padre si augurava fuori, non pensereste  di farvi giustizia da soli? Ci identifichiamo con la vittima, allontanando sempre l’ipotesi di essere i colpevoli, ma se  lo fossimo noi, come vorremmo essere trattati?

A pensarci  bene, il male è proprio banale.


Fonte foto:

                     




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L'alto prezzo della civiltÓ.
Simpatico il titolo...

Valentino Sturiale 22/12/2011 09:13



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Assistente Sociale
Terminato il liceo scientifico si laurea in Scienze politiche corso di studi di servizio sociale, presso l' UniversitÓ di Messina.
Ha esercitato la professione di assistente sociale e ogni altra professione le sia capitato di svolgere, sempre nell'ambito dei servizi sociali.