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Siamo tutti pių poveri
Di Pippo Nostro, Mercoledė 30 Novembre 2011 - Commenti (0)

Eh si, oggi chi più chi meno avvertiamo tutti una sensazione di impoverimento. Se non ancora concretamente, la percezione è presente a livello mentale. Questo condiziona il nostro atteggiamento di vita e ci pone in attesa di qualcosa che non ancora conosciamo ma che immaginiamo peggiori la nostra attuale condizione di vita. All’inizio dell’anno eravamo pervasi da un discreto ottimismo, la ripresa sembrava solida e costante. Poi la scena mondiale è stata occupata dalla “primavera araba” e quindi la Libia ed ancora il terremoto in Giappone. Gli eventi sembravano avvitarsi in progressivo deterioramento. L’estate ci informa di un possibile default tecnico degli Stati Uniti e successivamente del default reale della Grecia. Verrebbe da esclamare: ma basta! Fortunatamente, nonostante questo contesto negativo, il mondo continua a crescere, almeno dalle parti degli Stati Uniti, Giappone, Emergenti vecchi e nuovi a ritmi lenti ma costanti. Ed in Europa? Beh, in Europa i decisori delle Istituzioni più significative ed importanti sono riusciti a confezionare e regalarci una instabilità economica che porterà quasi certamente ad un periodo di recessione. Che si traduce in, ridotta capacità di spesa, chiusura di fabbriche e conseguente perdita del posto di lavoro, ridimensionamento del welfare, aumento delle imposizioni fiscali, instabilità sociale … Di chi la colpa? Eccessivo rigore ideologico tedesco o esercizio smodato di spesa mediterraneo? Forse la verità stà nel mezzo, ma intanto in mezzo a questa tempesta ci siamo tutti noi.
Non circola più moneta tra le banche che si guardano con diffidenza tra loro, difficile o nullo il credito alle imprese, quasi azzerato il credito al consumo, poca fiducia anche per i titoli di Stato. Esiste un indicatore economico il TED spread index che misura la liquidità dei prestiti interbancari. Si aggira entro i 20 punti in condizioni di liquidità normale. In questo periodo staziona oltre i 50 punti, segnale di crisi finanziaria.
E quindi, da dove verranno le risorse per rimettere in moto l’economia?
Oh Europa! Europa unita ma dalle mille divisioni, della moneta unica senza banca centrale che possa stampare, dei nazionalismi partigiani, della molteplicità degli idiomi, delle contrapposizioni geografiche, del pensiero eclettico, della solidarietà e dell’emarginazione, Europa ricca e folle, ce la farai?
Certamente si, ma con la follia dell’ultimo momento. La follia che Erasmo da Rotterdam ritiene dominatrice dell’umanità. Che con le sue leggi abbraccia chiunque e rappresenta tutti gli errori e le debolezze umane. Era il 1511 quando Erasmo pubblicò il suo “Elogio della follia” scritto con ironia e criticità di ritorno da Roma dove, lui cristiano, riscontrava con delusione e sconcerto la corruzione e l’immoralità della Chiesa romana.
Sull’orlo del baratro dicevo, si tireranno fuori tutte le soluzioni utili a stabilizzare questa fase di instabilità. Dopo, gli Stati saranno meno indebitati, le banche più solide, i consumatori più sobri. Ci vorranno degli anni per concretizzare tutto ciò, toccherà anche agli Stati Uniti ed al Giappone, ma questa è la strada. La Germania vuole il pareggio di bilancio in Eurolandia per il 2016 e successivamente la riduzione del debito/Pil entro il 2030. Percorso aspro ma essenziale ed ineludibile. Dopo di che i mercati vivranno un lungo periodo di opulenza. Mettiamoci quindi comodi ed aspettiamo, chi vivrà vedrà.


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