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Non lo avevo considerato!
Di Annamaria Raffa, Venerdì 2 Gennaio 2015 - Commenti (1)

Per quanto restasse immobile a simulare il più profondo dei sonni la realtà ormai era manifesta, nel più innocente dei triangoli la piccola Elisabetta con il terzo calcio non solo ricordava, se ce ne fosse stata esigenza, la sua presenza nel letto coniugale, ma richiama i poveri genitori alla vita desta. Evento raro, insperato nei giorni d’asilo, arrivava puntuale ogni mattina del 25 dicembre: occorreva costatare nell’immediato che le poste avevano funzionato, la lettera era arrivata a destinazione, Babbo Natale era stato avvisato e che la bimba poteva godersi la sua ricompensa, perché fuori da ogni dubbio Elisabetta era stata una brava bambina. La mamma, non ancora perfettamente sintonizzata, cercava rapidamente di accertarsi, nei suoi ricordi, di aver correttamente posizionato il regalo sotto l’albero la sera prima, ma la bimba fu più veloce e le sue grida di gioia non lasciarono dubbi, sollievo, Babbo Natale ce l’aveva fatta! Mentre la mamma cercava ancora ricordi e pantofole.

La bimba scartò il regalo e lapidaria sentenziò: “ma non è quello che volevo!”. La madre la guardò raggelata e dopo diverse rocambolesche spiegazioni dovette arrendersi all’evidenza: non era esattamente ciò che la bimba aveva chiesto, anche se si avvicinava molto. La mamma guardava la bimba pensando come i 31 anni di vita che la separavano dalla figlia non la rendevano immune dalla frequente sensazione di aspettativa delusa. Lei, ad esempio, credeva nella relazione causa-effetto, credeva che se ti comporti bene difficilmente avrai male, viceversa se semini vento, raccoglierai tempesta; lei era perennemente innamorata, di uomini, di idee, di passioni, non ricordava mai che gli uomini deludono, le idee cambiano e le passioni si spengono, anche le sue purtroppo. Credeva nei momenti perfetti, nei principi azzurri e se erano grigi li vedeva d'argento, lei si aspettava sempre di aver perso più kg di quelli che la bilancia le rivelava.

Elisabetta aveva rapidamente metabolizzato la delusione e si era immersa nelle infinite possibilità che una cosa inaspettata potesse comportare, 31 anni di vita vissuta che separavano figlia e madre avevano compromesso la rapidità dei tempi di ripresa di quest'ultima. Anche se la difficoltà di rialzarsi da una delusione a volte era soffocante e non lasciava comunque la minima eredità all’esperienza successiva: come nel gioco dell’oca si ripartiva da zero e più coinvolgente era l’esperienza, più rovinosa era la caduta. Qual era i problema non le risultava chiaro, lei non aveva la presunzione di credere che il mondo fosse così mediocre da avere l’unico esito di deluderla, ma non si percepiva né illusa né ingenua. La questione era complessa, specie per un risveglio post-cena di vigilia, pensò al Caligola di Camus : "(...) Ma non sono pazzo e posso dire perfino di non essere mai stato così ragionevole come ora. Semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile [...]Questo mondo così com'è fatto non è sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicità o dell'immortalità, di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo. Siate realisti, esigete l’impossibile”.

Wilde diceva "A questo mondo vi sono solo due tragedie: una è non ottenere ciò che si vuole, l'altra è ottenerlo", forse le aspettative erano solo un tentativo di prevedere la vita, di sfuggire all’imprevisto che mal si tollera, una debolezza più che una tensione positiva. La piccola Elisabetta che da tempo strattonava la vestaglia della mamma immersa nelle sue riflessioni, disse: "l'ho visto molto provato quest'anno, ha detto di essere in ansia da prestazione, la gente ripone tantissime speranze in lui, gli ho detto di fare del suo meglio e questo basterà. Ho detto che poteva lasciare a noi la sua letterina" nella manina teneva un foglio di carta che riportava queste parole: "Signore Dio dammi la forza di accettare quello che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quello che posso e la saggezza per distinguerle” . L’ha lasciata Babbo Natale! finì Elisabetta e ritornò saltellando al suo regalo.


Fonte foto: www.tlcws.com

                     




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...in genere mi piace polemizzare, ma questa volta è impossibile. Desiderare l'impossibile ed attenderlo sperando oltre ogni speranza, questo è il principio della vita vera.

Riccardo Tringali 06/01/2015 16:02



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Assistente Sociale
Terminato il liceo scientifico si laurea in Scienze politiche corso di studi di servizio sociale, presso l' Università di Messina.
Ha esercitato la professione di assistente sociale e ogni altra professione le sia capitato di svolgere, sempre nell'ambito dei servizi sociali.