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Se la classe operaia in paradiso proprio non ci va
Di Annamaria Raffa, Giovedì 11 Dicembre 2014 - Commenti (1)

Immaginate che la vita vi riservi l'inaspettata sorpresa che il vostro capo a cui ogni giorno riservate un ossequioso “buongiorno” anche se non ne avete voglia, a cui chiedete permesso per uscire, entrare, vivere e respirare diventi un vostro sottoposto: anche il più amato dei capi non sarebbe esente dal ricevere scagliati dalle scarpe sassolini, pietre e macigni. Immaginate adesso di essere voi il capo finito in disgrazia, come nei gironi danteschi, per la legge del contrappasso sarete adesso affidati alle amorevoli cure di coloro che avete governato, a vostro dire sì con severità, ma anche giustizia: ai secondini diventati detenuti, non rimarrebbe che rimettersi alla loro per nulla scontata clemenza. Immaginate che le sorti citate sopra siano state decise da altri e che voi non abbiate avuto né responsabilità né possibilità di scelta, un intervento a gamba tesa nella vostra esistenza, giustificato dall’avere offerta comunque una garanzia, poveri baroni che volevano rimanere tali, da voi “loro” si attendevano un “grazie per tutto”. Immaginate di essere in trappola, perchè il sistema ti prende per fame e nella promessa di un El Dorado che nessuno si guarda bene dal garantirti, con il passare del tempo fai di necessità virtù; cominci a pensare che “loro”, come paparini responsabili con figli pretenziosi forse hanno ragione, bisogna “mantenere le posizioni"; o forse è solo la Sindrome di Stoccolma. Ma se io avessi previsto tutto questo...solo l’inconscio notturno si permette ancora di sognare di mettersi la maschera con volto bianco, baffi all’insù, sottile pizzo e di cominciare a consegnare rose rosse. Di solidarietà non vi azzardate a chiederne neanche al più audace dei sindacati, il lavoratore non ha un peso specifico in se, ma prettamente proporzionale al consenso che muove, se la vostra difesa comporta il malcontento di troppi, l’art.18 diventa roba di anni 70’, il vostro diritto al lavoro un vezzo facilmente rinunciabile. Siete divenuti “intoccabili”, paria della società occidentale. Sopra tutti, il MegaDirettoreGenerale di fantozziana memoria, che come capo sembra avere solo Dio in persona, con malcelato disprezzo si rivolge a tutti i lavoratori come se, la loro stessa esistenza fosse causa scandalo ad una virtuosissima realtà senza macchia, dove solo lui e i suoi, sono i rappresentanti di ciò che va fatto secondo criteri di giustizia divina! Il MegaDirettoreGenerale, con le chiappe strette e il naso all'insù per non sentire il cattivo odore che i lavoratori tutto sommato emanano (per cattiva igiene personale sicuramente, dato che di sudore da lavoro non se ne parla), con la sua aurea luminosa dispensa a tutti sentenze senza appello, fa e disfa, dice e si contraddice, mentre i meschini, in ginocchio sui ceci, trepidanti attendono il fatidico “lei è una mer…accia!” “Di respirare la stessa aria di un secondino non mi va, perciò ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà, se c'è qualcosa da spartire fra il prigioniero e il suo piantone che non sia l'aria di quel cortile, voglio soltanto che sia prigione...”. Fuori dalla solidarietà e dalla reale capacità nel mettersi nei panni altrui, la condizione personale e umana rimane alla fine di totale e assoluta solitudine, Inside my heart is breaking, my make-up may be flaking, but my smile still stays on, lo spettacolo deve continuare.


Fonte foto: http://www.riconquistare-ex-ragazza.it

                     




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Nel 1966, in uno splendido film intitolato "Uccellacci, uccellini", Pier Paolo Pasolini indagò la dialettica servo-padrone in modo straordinario, e ancora - a mio avviso - insuperato. Siamo (quasi) tutti servi di qualcuno e padroncini di qualcosa(cuno). Bianchi e neri, come la fotografia di quel film. Comici e tristi, come Totò e Ninetto. Dentro una macchina che corre senza freni, guidata da un autista senza volto, e forse inesistente. Sarà per questo che vogliamo tutti uscire fuori? Stanislaw Lem scriveva: "Fermate il mondo, voglio scendere". (PS. Che bello leggere quanto sei diventata brava a scrivere, io che ricordo i tuoi primi pamphlet militanti. Un abbaccio!)

Alberto Trobia 12/12/2014 10:35



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Assistente Sociale
Terminato il liceo scientifico si laurea in Scienze politiche corso di studi di servizio sociale, presso l' Università di Messina.
Ha esercitato la professione di assistente sociale e ogni altra professione le sia capitato di svolgere, sempre nell'ambito dei servizi sociali.