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Io do una cosa a te, tu dai una cosa a me
Di Pippo Nostro, Mercoledý 21 Novembre 2012 - Commenti (0)

Il tempo in cui vigeva questo modo di scambio è molto lontano dalle nostre abitudini comportamentali. Non l’abbiamo conosciuto. Eppure i nostri avi regolavano la loro vita con questo sistema economico. Era un sistema basato sul compromesso perché risultava complicato individuare l’esatto controvalore delle merci scambiate. Si arriva così, per praticità, a determinare un parametro di riferimento da tutti riconosciuto adeguato. Inizialmente come misura di valutazione venne indicato l’oro, utilizzato per la monetazione. A latere si svilupparono, come monete di rapporto, l’argento e quindi il bronzo. Ma anche per questi metalli, per ragioni di praticità, arrivò il declino. Furono rimpiazzate dalla cartamoneta, che in origine indicava il corrispondente controvalore in oro. Il tempo, le esigenze di una finanza particolarmente dinamica, il metallo che non riusciva più a reggere l’attività frenetica delle varieZecche di Stato, annullarono la corrispondenza col metallo giallo. A questo punto, della cartamoneta non restava altro che la “carta”, e di carta ne è stata sfornata tantissima, una quantità incommensurabile tale da determinare il default economico-finanziario che tutti ricordiamo e dal quale ancora non ne siamo venuti fuori. Un dissesto partito dagli USA che ha determinato contagio e metastasi nella intera economia globale.Purtroppo tutto questo accade in un tempo in cui la spregiudicatezza e la voracità della finanza non trovano altrettanti attributi nella classe politica mondiale sommersa da una squallida rappresentanza di figure mediocri che non riescono ad esprimere competenze e capacità per portarci fuori dalle tenebre. Inquietudine ed insicurezza caratterizzano la nostra quotidianità. In questo clima e pensando al peggio, si sta sviluppando un po’ dovunque la cultura del riciclaggio, a volte adottata per mancanza di alternative. Ed a favore di questo ritorno di pensiero si stanno organizzando in giro per il mondo siti fisici e virtuali di riciclo e riuso. Non si butta niente, si baratta. Sì, il baratto si riaffaccia con convinzione sul nostro modus vivendi. Solai, cassepanche, armadi, diventano fonti attive di microeconomia. La dimensione di questa nuovacorrente di pensieroce la dà, come al solito, internet. Possiamo già sbizzarrirci nella scelta del sito a noi più consono, ”freecycle.org” è un gigantesco network dove si scambia di tutto,“zerorelativo.it” per ridare valore ad oggetti accantonati ma pronti a rivivere altrove, “reoose.com” altro sito che ridà valore a ciò che non usi più, a seguire, “coseinutili.it” , “ swoppydo.com”, e spulciando su internet se ne trovano e ne nasceranno ancora. Insomma quello che non ci serve più potrebbe essere utile ad altri che a loro volta potrebbero ricambiarci con qualcosa di utile a noi.
Dal baratto, attraverso un lungo percorso storico, al baratto. Oggetti e mestieri riacquistano la loro dignità esistenziale. Fine dell’usa e getta… sarà cosi?


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