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…DUNQUE, DOVE ERAVAMO RIMASTI?!
Di Pippo Nostro, Sabato 22 Settembre 2012 - Commenti (0)

“Partono i bastimenti per terre assai lontane” . E’ questo il versetto di una canzone molto in voga alcuni anni addietro. Anni di disagio, di povertà, di privazioni, che hanno spinto una larghissima fascia di nostri concittadini ad abbandonare luoghi e famiglie per andare lontano, in terre ignote. Altri costumi, altri linguaggi. L’unico conforto e ricchezza era la speranza di guadagnare tanto da poter provvedere al sostentamento della famiglia, sia essa al seguito o lasciata nel luogo natio. Una realtà conosciuta dalle attuali generazioni solamente attraverso il cinema o la letteratura. Una realtà che appare tanto mielosa, lontana e fastidiosa, in un contesto ambientale profondamente calato nel consumismo e benessere crescente. Una realtà mai considerata con serietà. Distacco, indifferenza, insensibilità, verso qualcosa che apparteneva ad altri tempi ma che non avrebbe mai caratterizzato il vissuto presente. Questo era ed è, per certi versi ancora, l’atteggiamento posto di fronte a simili argomentazioni. Ebbene, il momento e l’evoluzione storica, con i suoi corsi e ricorsi, pare che  stia attualizzando un tetro e fosco passato.

La BundesagenturfurArbeit, l’agenzia tedesca del lavoro, segnala una netta accelerazione dell’immigrazione italiana in Germania. La valigia di cartone legata con lo spago è stata sostituita dal trolley, si viaggia in aereo piuttosto che in treno.Non si tratta solo di fuga di cervelli ma sono interessati a questa nuova migrazione ragazze e ragazzi armati di volontà, intraprendenza e stanchi di stare con le mani in mano aspettando il concretizzarsi di promesse politiche nostrane ormai diventate mere illusioni. In questi ultimi due anni c’è stato un aumento dei lavoratori italiani pari in percentuale a quello dei lavoratori greci. Ed è da considerare che in Grecia c’è una condizione di gran lunga peggiore alla nostra, con una disoccupazione del 25% mentre da noi si ferma al 10%. Si è messo in moto un flusso migratorio sempre più intenso che ci riporta nella strada tracciata dai nostri nonni. Ne sono interessati anche Portogallo e Spagna. Il sud Europa nella morsa della recessione, la Germania nel pieno dell’espansione. Bund piazzati sotto il tasso di inflazione (in sostanza denaro prestato in perdita,ancora più chiaramente: io compro un bund tedesco a 5 anni per mille euro, la Germania mi restituisce fra 5 anni con l’inflazione al 3%, teoricamente 970 euro), aziende che chiedono lavoratori. C’è da puntualizzare, in vero, che la Germania ha utilizzato il periodo europeo di “vacche grasse” per ristrutturare e ricapitalizzare in modo accorto il proprio sistema produttivo creando un supporto economico così forte e stabilizzato da interpretare oggi il ruolo che giustamente le spetta. Dalle nostre parti le “vacche grasse” sono state utilizzate per ingrassare ancora di più le pance ed i portafogli dei soliti politici politicanti che oggi, con disgustosa e vergognosa “faccia di bronzo” presentano a noi il conto della loro malversazione. I nostri giovani percorrono un itinerario mai interrotto, a tratti meno vivace, ma oggi energicamente più fluente. Dalla Germania le competenti istituzioni incoraggiano l’arrivo di nuova mano d’opera. I distretti della meccanica cercano operai da formare, ma c’è bisogno anche di altre professionalità nell’elettronica, edilizia, commercio… e così si ricomincia, come appena usciti da una sbronza, una ubriacatura, ed una voce fuori campo ammonisce …dunque, dove eravamo rimasti?!.


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