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Spending Review
Di Pippo Nostro, Mercoledì 11 Luglio 2012 - Commenti (0)

M’era sembrato di capire che finalmente ce l’avevano fatta. Dai e ridai, scontri e litigi, ma i nostri ministri avevano trovato la strada per realizzare la “spendingreview” (altra espressione importata che si è calata nella nostra quotidianità). Una revisione di spesa che tagliando gli sprechi avrebbe evitato nuovi inasprimenti fiscali per una popolazione già abbastanza provata. Entrando nel dettaglio si scopre però che tutto sarà diluito nel tempo. Tribunali, distaccamenti e procure, ospedali, provincie, pubblico impiego, auto blu, affitti delle sedi della P.A., consulenze, centri di spesa, una marea di enti statali, regionali, locali, numero e costi dei parlamentari, finanziamento ai partiti, …e via dicendo, ci si accorge adesso, con lo stupore di Pulcinella, che rappresentano uno spreco infinito, un pozzo senza fondo, nel quale sguazzano burocrazia, politica, sindacato e lobbies varie. Ebbene tutto questo si è deciso di ridimensionare ma… per tempo e con la discrezionalità delle istituzioni interessate. Non è stato così per le pensioni, per l’iva, per l’imu, per l’irpef regionale e comunale, per la tassa sui risparmi, per l’accisa sui carburanti, per le imposte su gas, luce, acqua, e per altri balzelli che ci sfuggono, no, non è stato così. Questi aumenti sono scattati dalla notte alla mattina. Ce li siamo trovati sul groppone al risveglio. Semplice, i contribuenti, le masse indistinte, non hanno potenti organizzazioni di tutela, possono contare solo su qualche “sceneggiata” o qualche teatrale isterica passerella del politico o sindacalista di turno. Tutto qua! La contrazione della spesa, i cosiddetti tagli agli sprechi, rappresentano invece un muro d’acciaio, impenetrabile, difficilmente modificabile poiché la forbice dovrebbe essere azionata da coloro stessi che ci campano di spesa pubblica. Un blocco di potere che difende strenuamente l’imponenza della spesa pubblica. Negli ultimi dieci anni questo costo è lievitato di duecento miliardi di euro, quanto basterebbe ad abbattere il nostro debito pubblico e relativo spread, e dare impulso e sviluppo ad una economia asfittica, ansimante, recessiva. Sì, mi era sembrato che Monti e compagni, che apparentemente non devono niente a nessuno, avrebbero coraggiosamente messo in atto quanto da più parti si attende, indicato a chiare lettere anche dalla Corte dei Conti, la nostra magistratura contabile, ma c’è ancora da attendere. La domanda che ci si pone avvicinandosi sempre più al termine temporale posto a questo governo è: se non ce la faranno i tecnici apparentemente avulsi dalla politica, potranno mai farcela politici che dovranno render conto alle loro clientele elettorali? La risposta è NO! Tutto farebbe quindi pensare che perdendo questo turno non resta che la rassegnazione, ma non è così. La nostra salvezza è il forte vincolo che ci lega all’Unione Europea, l’unica istituzione che può sconfiggere il trasversale partito della spesa pubblica. E’ grazie all’Europa se qualcosa è cambiato in Italia ed ancora grazie all’Europa altre cose cambieranno.Certo ci vorrà tempo, perché il cancro ha radici profonde e diffuse metastasi, ma ne usciremo. Lo dobbiamo ai nostri figli, ai nostri nipoti, alle generazioni future.


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