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Coscienza critica nell'era virtuale
Di Francesco Bitto, Lunedì 18 Giugno 2012 - Commenti (0)

Nel contrario dell’immaginario collettivo, nell’ignobile ruolo della coscienza, quello di scavare dentro i nostri animi deboli, presi dal peccato così tanto dai religiosi ripudiato, non vogliamo accettare il vivere sereno di chi della ragione ne fa un utilizzo sporadico e poco virtuoso. Ma noi siamo uomini, e l’uomo deve sbagliare, nutrire odio, trovare il sistema di colpire chi si mette dinnanzi alla propria strada a creare ostacolo al fine ultimodi riempire l’ego sempre lacunoso di ognuno di noi, perché non dovremmo mettere la nostra eccelsa intelligenza al servizio di noi stessi, dei nostri scopi, tanto lo fanno tutti. Viviamo in un'epoca dove il prossimo siamo noi stessi, oggi pervasi da un egoismo intermittente a seconda di chi ci interroga, e domani vittime del nostro stesso agire. La nostra identità cosparsa nell’etere ci fa sentire importanti, il nostro nome echeggia trablog e social, la nostra vita virtuale, sempre pronta ad essere presaa morsi dagli avventori telematiciche cercano in ogni angolo della nostra vita pseudo pubblica, con la curiosità di una scimmia al parco giochi, ci da questa sensazione di eternità racchiusa all’interno di un clic. Ma veramente vogliamo tutto questo? Siamo coscienti della strada che il nostro essere uomini si accinge a percorrere? Dopo una storia millenaria fatta sì di sanguinose battaglie corpo a corpo ma vissuta con l’intensità degli odori della carne, dopo aver passato notti insonni davanti ad una candela per far sì che il mondo comprendesse la fisica, la chimica, l’arte, dando sfogo all’espressione visionaria di ogni piccolo neurone per affermare che la terra non è al centro dell’universo, rischiando di essere impiccati per questo; ma noi veramente vogliamo vivere una vita da larve davanti ad un dissimulatore della socialità, servirci di questo contraffatto vaso di pandora che ci fa percorrere distanze abnormi in una frazione di secondo senza darci il triste piacere di sventolare un fazzoletto, che sta raschiando via giorno dopo giorno dalle nostre convinzioni la sensazione del reale, facendoci credere che è questa la vera vita dell’uomo nel XXII secolo? La tecnologia è un traguardo importante che l’essere umano ha raggiunto grazie alla sua evoluzione intellettiva ma non può farsi distrarre dalla vita, dalla natura, dal mondo che ci circonda in senso materiale, perché si rischia di perdere di vista il vero motivo per cui siamo al mondo, essere insieme fisicamente, non virtualmente, perché se madre natura non avesse voluto questo, ci avrebbe lasciati un organismo unicellulare.


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Opinionista
Francesco Bitto, nato e diplomato a Messina lascia la sua città nel 1991 per lavoro, Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, vive e lavora in provincia di VERONA, dipendente della P.A., ha vissuto e lavorato anche in Toscana e nelle Marche, ama scrivere ed esprimere le proprie idee senza paura per cercare di migliorare l’italia, ma sempre con Messina nel cuore.